“La mente dovrebbe essere libera dalle tracce del passato come i fiori in primavera”. La frase di Shunryu Suzuki è una tra quelle scelte dall’artista umbro Massimo Diosono (Perugia 1967) per predisporre la mente del visitatore alla ai suoi lavori. Un pannello, in cui sono state affisse queste frasi, divide l’entrata dallo spazio espositivo.
Le diciannove opere esposte sono tutte sistemate alla stessa altezza sulle pareti, in reciproca corrispondenza, lasciando un “vuoto” in mezzo alla Limonaia per agevolare “il cammino mentale”. Il rumore dello scorrimento di un ruscello ci materializza la
Ma l’artista umbro utilizza i màndala o le variazioni di questo tema come proposta di contemplazione e meditazione. La sua sintonia con la visione del mondo di tipo orientale è solo un mezzo per la reintegrazione dell’uomo con l’assoluto. La dimensione che suggerisce l’artista coinvolge tutti, in una serrata dialettica di opposti “dal visibile apparente al reale invisibile”.
Una particolare attenzione va al trattamento della luce. Attraverso una particolare tecnica esecutiva riesce ad ottenere, con i colori acrilici, delle variazioni tonali che ben si adattano al suo messaggio. I “neri” (il fondo nero è comune a tutte le opere) sono
E’ impegnativo il “mondo” che ci rappresenta Diosono nei suoi diagrammi dipinti, ma è un mondo condiviso da tutti anche se inconsapevolmente. L’artista propone una “realtà” che è racchiusa nel suggerimento, non nell’imposizione, di un’intuizione “della relazione tra la vita e la morte, tra la concretezza dell’istante e la dimensione siderale dello spazio e del tempo infiniti.” (Emidio De Albentiis)
daniele di lodovico
mostra vista il 24 maggio 2003
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