Tra metallo, cera, poesia sperimentale e videoarte, la mostra The Shell Cracked di Bekim Hasaj e Valentina Gelain approda a Berlino con una nuova tappa del progetto espositivo itinerante avviato nel 2025 in Finlandia. Ospitata dalla Galerie Pleiku, l’esposizione rappresenta la prima presentazione internazionale del ciclo che proseguirà fino al 2027, attraversando spazi indipendenti e istituzioni tra Finlandia, Germania e Svezia.
Attivi come duo dal 2023, Hasaj e Gelain vivono e lavorano in Finlandia da quasi un decennio. La loro collaborazione nasce dall’incontro tra due ricerche complementari: da un lato l’interesse di Hasaj per la materia, la fisicità e la trasformazione delle superfici metalliche; dall’altro la pratica di Gelain, orientata verso dimensioni liminali, simboliche e psicologiche. Il progetto The Shell Cracked si sviluppa proprio all’interno di questa tensione tra presenza corporea e stati sospesi, tra concrezione materiale e trasfigurazione percettiva.
La mostra berlinese riunisce opere individuali e lavori collaborativi in un corpus multidisciplinare in continua evoluzione che comprende installazioni scultoree, videoarte, poesia sperimentale e componenti sonore. Al centro dell’allestimento compaiono nuove opere come Crusted Surfaces e la scultura Core, presentate insieme a una videopoesia realizzata da Gelain per la rivista Kontradiktion nel 2025.
L’ambiente espositivo assume i tratti di un paesaggio organico e instabile. Rocce emergono da superfici ghiacciate costruite con metallo martellato e cera, mentre parole incise sulla materia derivano dal poema A Veil of Reason over the Unconscious, tradotto in finlandese e svedese. In un angolo della galleria, la scultura in rame Core appare come un corpo aperto: la superficie calda e riflettente si spezza lasciando emergere un interno scuro che termina in una pozza liquida.
La ricerca dei due artisti si sviluppa da tempo a partire dall’osservazione di contesti naturali e paesaggi boschivi, utilizzati non come semplice soggetto ma come dispositivo attraverso cui interrogare percezione, memoria e identità . Le entità rocciose incontrate nei territori nordici diventano così elementi di trasposizione simbolica: Hasaj ne esplora la cristallizzazione metallica, mentre Gelain le attraversa come forme psichiche e archetipiche.
Il titolo stesso, The Shell Cracked, suggerisce una trasformazione irreversibile, una frattura giĂ avvenuta ma forse non ancora pienamente percepita. Le opere affrontano infatti fenomeni interiori, dinamiche inconsce e stati di mutazione percettiva, invitando il pubblico a riflettere sulla relazione reciproca tra esseri umani, ambiente e materia.
Nel corso degli anni il progetto si è progressivamente ampliato, intrecciandosi anche con Translucid Skins~strands~of~us, altra ricerca iniziale del duo. Un aspetto centrale della loro pratica riguarda inoltre l’utilizzo di materiali di recupero: i metalli impiegati nelle installazioni provengono da centri di riciclo, depositi di rottami o collezioni private, inserendo così la trasformazione materiale all’interno di un ciclo continuo di riuso e trasfigurazione.
Dopo le esposizioni realizzate tra Pori, Tampere, Seinäjoki e Lappeenranta, la tappa berlinese segna un momento importante nell’espansione internazionale del progetto. Il ciclo proseguirà nel 2026 e nel 2027 tra Finlandia e Scandinavia, mantenendo la propria struttura aperta e processuale: un organismo espositivo che muta a ogni iterazione, aggiungendo nuove opere, dettagli e prospettive.
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