Oramai non è più una novità l’allestimento di mostre d’arte contemporanea in strutture alberghiere. Il “dibattito”sulla legittima complementarietà ed efficacia fruitiva delle manifestazioni d’arte in questi luoghi è stato piano piano sostituito dall’analisi qualitativa delle opere esposte e del valore che esse assumevano in questi contesti.
L’Hotel che accoglie le opere dei ventotto artisti invitati è indubbiamente una struttura elegante, in cui la modernità dei servizi non diventa intrusiva nei confronti della campagna circostante. Le opere sono tutte disseminate nel parco dell’Hotel creando un percorso espositivo volto a completare in forma dialogica i vari spazi dell’albergo. La selezione degli artisti non individua una ben precisa tendenza se non nella duplice integrazione complementare degli artisti con la natura e tra gli artisti stessi, in un panorama molto ampio sia per la generazione sia per la località di provenienza, anche al di fuori dei confini italiani. Quasi tutti sono più o meno riconducibili all’area minimalista, costruttivista, con tendenze al linguaggio astratto e simbolico, anche se è noto che le definizioni nel campo della creatività contemporanea mantengono confini molto labili.
L’opera modulare di Nicola Carrino, nella sua essenzialità strutturale, infinita, si rapporta nel contestuale equilibrio con forme chiuse ed apparentemente elementari come sono i Tondi di Mauro Staccioli. La varietà luminosa, che offre la natura dal mattino al crepuscolo, trova la sua moderna rappresentazione nella luce di Carlo Bernardini; la scultura di Bruno Ceccobelli è una “pittura” che si integra armoniosamente con la campagna di Todi che gli fa da sfondo. Lo Spazio Cubico di Michele Ciribifera è come un nucleo che trattiene il caos, l’entropia, di altrettanto efficace forza simbolica è l’opera di Carlo Lorenzetti: il suo Puntaspazio sintetizza in modo monumentale gli incastri della natura. Mentre Teodosio Magnoni con i suoi pieni-vuoti rappresenta la struttura geometrica che regola l’universo.
La Sonda Spaziale di Eliseo Mattiacci dimostra come la forza della natura sia anche nell’aria, nell’impercettibile. L’opera di Giuseppe Spagnulo soffre, nell’allestimento, della luce diurna, mentre l’illuminazione notturna enfatizza tutta la sua forza espressiva. Ad Antonella Zazzera il merito, con il suo Armonico, di aver reso ancora più elegante, nello spazio e nella luce, la natura; mentre Graziano Marini pare meditare sulla geometria segreta di quanto esiste, incastrando “perimetri” di strutture piane, quasi fino a poter cogliere l’essenza segreta della natura.
daniele di lodovico
mostra vista il 5 giugno 2004
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