Le sue immagini a inchiostro nero sembrano in apparenza semplici forme astratte ma, ad una osservazione più attenta, si rivelano profondamente articolate e strutturate dalla combinazione di componenti geometriche primarie che svelano regole compositive più profonde. L’artista pensa e comunica col mondo attraverso figure geometriche ed è per questo che i suoi quadri sembrano privi di narrazione. La fantasia analitica di Makovski ci accompagna in una nuova Flatlandia, quella del suo mondo a due dimensioni. Sugli sfondi neutri delle tele o dei fogli di carta le figure sono disposte in modo equilibrato, perfettamente ordinate e disciplinate nello spazio da sembrare il prodotto di un calcolo elettronico. Makovski, però, non si limita a una semplice ricerca formale, perché se da un lato la sua opera può richiamare le visioni cinetiche di Victor Vasarely, dall’altro egli si considera erede di Kandiskij nei termini di una ricerca spirituale sull’emozionalità del colore. L’acquarello, il colore, si sovrappongono nelle sue opere alle meticolose strutture geometriche, si inseriscono negli spazi vuoti, fuoriescono dai contorni, dando origine a figure organiche che attirano e affascinano lo spettatore.
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