Cento bandiere per Gaza: il progetto di Giovanni Gaggia per la Global Sumud Flotilla

di - 18 Marzo 2026

Cosa succede quanto azione umanitaria e pratiche artistiche si sovrappongono, condividendo strumenti e finalità? A poche settimane dalla partenza della nuova missione della Global Sumud Flotilla, prevista per aprile 2026, anche il progetto di Giovanni Gaggia Com’è il cielo in Palestina? si prepara ad alzare le vele. La flottiglia, promossa dal Global Movement to Gaza insieme ad altre reti internazionali, si propone di rompere pacificamente il blocco della Striscia imposto dall’esercito israeliano, per consegnare aiuti essenziali a una popolazione segnata da anni di assedio e bombardamenti. Dopo la prima missione nel settembre 2025, la nuova traversata si annuncia più ampia e partecipata, con partenza anche dal porto di Augusta.

È in questo scenario che il lavoro di Gaggia assume una dimensione ulteriore. Nato nel 2023 per la mostra L’Oro Blu, a cura di Leonardo Regano, nell’ambito di Pesaro 2024 – Capitale Italiana della Cultura,  il progetto si è progressivamente configurato come una pratica collettiva, diffusa e processuale, attraversando contesti espositivi, scuole e comunità. Dalla prima installazione alla Casa della Memoria di Milano fino agli sviluppi in città come Nuoro, Catania e Jesi, Com’è il cielo in Palestina? ha costruito nel tempo una rete di partecipazione fondata su un gesto semplice, condivisibile e ricco di stratificazioni: il ricamo.

In vista della missione, questo dispositivo si tradurrà in cento bandiere palestinesi, ciascuna ricamata a partire da frammenti di un componimento proveniente da Gaza. Le parole vengono scomposte e redistribuite, affidate a comunità diverse che le “adottano” e le traducono in segni materiali. Il risultato è un’opera corale, in cui ogni bandiera diventa al tempo stesso testimonianza e veicolo, destinata a salpare insieme alla flottiglia. Sull’ammiraglia, invece, sarà issata la frase «Restiamo umani», con la quale l’attivista e scrittore Vittorio Arrigoni era solito chiudere i suoi articoli, ricamata dallo stesso artista, per ricordare il quindicennale della sua morte, avvenuta il 15 aprile 2011.

Com’è il cielo in Palestina, Bandiera

Il progetto si dirama così su declinazioni tanto simboliche quanto operative. L’arte, che in molti casi rappresenta a distanza un conflitto o evoca una particolare condizione di sofferenza, questa volta si inserisce in un’azione concreta, accompagnandola e amplificandone il messaggio. In questo senso, il lavoro di Gaggia si pone come un tentativo di contrastare l’affievolirsi dell’interesse mediatico, che era stato decisivo per supportare la missione della Flotilla del settembre 2025, mantenendo aperto e attivo uno spazio di ascolto. Similmente, Com’è il cielo in Palestina? esiste anche in assenza dell’artista, affidata a una rete di partecipanti che ne garantiscono la continuità.

Mantenute nelle lingue originali, le frasi ricamate restituiranno una pluralità di voci, tra dolore, resistenza e attesa. Tra queste, la lettera firmata Khaled che, indirizzata a una partecipante della flottiglia, introduce una sfumatura individuale, intima, che attraversa il mare insieme alle imbarcazioni: «Qui attendiamo il suono della sirena della tua nave come chi, assetato, attende una goccia d’acqua. A spettiamo il tuo arrivo con un cuore colmo di speranza in mezzo al dolore».

Il percorso che precede la partenza si articola anche in momenti pubblici e collettivi. Il 21 marzo a Roma, negli spazi del CSOA Ex SNIA, è prevista un’assemblea nazionale aperta alle realtà solidali con la causa palestinese, mentre in numerose città italiane, da Torino a Pescara, da Milano ad Ancona, si stanno svolgendo laboratori di ricamo che contribuiranno alla realizzazione delle bandiere. Le prime verranno issate già dal 22 marzo, in un itinerario che toccherà diversi porti italiani prima di confluire ad Augusta.

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