La dicotomia sacro/profano è vecchia quanto il mondo: quello che cambia è, piuttosto, l’interpretazione che gli artisti ne hanno dato nel corso dei secoli. In quella che la curatrice Dores Sacquegna definisce “la prima rassegna storica” della PrimoPiano LivinGallery, emerge lo sguardo, al tempo stesso profondo e disincantato, della nuova generazione artistica italiana, in uno spaccato delle tendenze in atto.
Dal nord al sud, infatti, le chiavi interpretative sono principalmente due: lo sguardo mistico che indaga oltre la realtà terrena, usando metafore visive spazio-temporali, avvicinandosi alle eterne domande; e lo sguardo che potremmo definire pop, che si posa sulla realtà con un occhio critico spesso dissacrante.
Al primo filone appartengono artisti come Valerio De Filippis (Pozzuoli, 1960; vive a Roma) che, con le sue opere intrise di immagini terrifiche e luci che esaltano ad arte le ombre, “aggancia” lo spettatore, lo coinvolge e lo conduce nel punto esatto in cui vita e morte, reale e immaginifico, magnifico e orrido si uniscono. Utilizzando la figurazione e l’iconografia classica per un fine totalmente altro.
Il leccese Vito Mazzotta passa dallo spaesamento dei suoi uomini-pietra, con lo sguardo senza occhi proteso nell’infinito, al simbolismo dell’uovo-cosmico che tutto rappresenta, in una ricerca continua di senso. Pasquale Pontidoro (Palermo) riprende invece l’iconografia classica delle deposizioni rinascimentali e realizza una commistione con il simbolismo esoterico del gatto che si acciambella placidamente sul corpo inerme. Rita Tondo si tiene in bilico tra i due filoni interpretativi, utilizzando, per così dire, i “riverberi” dell’iconografia classica della sacra maternità e, scomponendoli, li ripropone in una versione attuale e universale.
Al filone pop ascriviamo decisamente la Madonna Wonder Woman di Pino Caputi (Taranto) che ci “teletrasporta” istantaneamente in un’altra dimensione spazio-temporale, quella dell’immagine consumistica dell’epoca della riproducibilità; l’Amor Sacro e l’Amor Profano di Tiziana Terrana (Rovigo, 1978) e l’icona orientale contornata dagli angeli del consumismo di Deisa Centazzo (Pordenone, 1980).
Un po’ più in là si spinge infine Magda Milano (Bari) che nel suo video rivisita l’immagine del Cristo Morto del Mantenga aggiungendogli il respiro, il soffio vitale che lo rende più che mai vivo e attuale. Ma qui siamo già oltre le frontiere del pop…
ilaria oliva
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