Categorie: altrecittà

fino al 17.VII.2005 | Mimmo Paladino in scena | Ravenna, Museo d’arte della città e Santa Maria delle Croci

di - 8 Aprile 2005

In bilico tra il rischio di proporre in ambito museale opere troppo fuori contesto per risultare ancora significative, e quello di creare altro rispetto a una mostra d’arte (un magazzino di vecchie scenografie, un laboratorio di progetti e plastici), l’esposizione che il Mar dedica a Mimmo Paladino (Paduli, Benevento, 1948; vive a Paduli ed a Roma) riesce a far emergere punti di forza che rendono apprezzabile l’insolita operazione.
Nel museo sono infatti esposte scenografie realizzate dall’artista per varie rappresentazioni teatrali: l’Hortus Conclusus (1991), l’Edipo re (2000) e l’Edipo a colono (2004) di Mario Martone; i Brani dell’Iliade e dell’Odissea (2001) di Toni Servillo; il Tancredi di Rossini realizzato nel 2002 per il teatro San Carlo di Napoli; Sull’ordine e disordine dell’ex macello pubblico (Rivoluzione ’99) di E. Moscato (1995-2001).
A questo nucleo centrale si aggiungono bozzetti preparatori, poster, alcuni bronzi e plastici (oltre ad una curiosa fotografia di Mapplethorpe di una maschera in bronzo esposta), un paio di premi progettati dall’artista, 11 ritratti di drammaturghi e la corposa serie di tavole illustrative della riedizione dell’Iliade e dell’Odissea, tradotte in italiano da Toni Servillo.
Quasi tutti i progetti sono accomunati dal fatto di avere alla base una committenza, in alcuni casi pubblica. Ma non si tratta dell’unico legame. L’interpretazione che Paladino offre dei diversi incarichi appare infatti fortemente coerente, sia dal punto di vista tematico che espressivo. Attraverso la riproposizione di mani, nasi, teste, braccia, piedi, scale e carri, l’artista pare non solo ribadire le sue personali ossessioni imprimendo una cifra stilistica molto forte al suo lavoro, ma anche accordarsi alle valenze simboliche degli spettacoli, tutti centrati su grandi drammi umani, e all’ancestralità intrinseca della rappresentazione teatrale. Anche l’uso di materiali grezzamente lavorati (bronzi molto scabri, legni vecchi e non trattati, ferri arrugginiti), di forme appena abbozzate e di maschere e teste umane appiattite su due dimensioni e prive di fisionomia, si armonizzano alla sofferenza emanata dalle tragedie nelle pur brevi sinossi riportate: storie di uomini disgregati e alla ricerca di sé (Edipo, Ulisse), di martiri di lotte per un ideale (i morti nella rivoluzione di Napoli del 1799) e di vittime di grandi ingiustizie (Tancredi).
Il propugnato ritorno all’umanesimo, vessillo della Transavanguardia come presentata da Achille Bonito Oliva, sembra dunque concretizzarsi qui attraverso l’humanitas (nel senso proprio di concentrazione su questioni legate alla propria natura da parte degli uomini) che trasuda dal percorso dei drammi per cui Paladino ha lavorato. Apprezzabile anche il fatto che, pur ispirato agli spettacoli teatrali, il lavoro dell’artista campano resta tuttavia indipendente, fortemente connotato dai suoi stilemi e quindi riconoscibile. Si potrebbe anzi affermare che il surplus di significato dato dalle convergenze tra le rappresentazioni e le scenografie dell’artista paia illuminare il senso dell’intera opera di Paladino.
L’idea, poi, di esporre progetti eseguiti su committenza, e in particolare scenografie teatrali, lungi dal dare un’impressione di eccessiva destrutturazione, riconduce al concreto di un progetto artistico legato a specifiche occasioni e con un suo scopo, allontanando lo spauracchio dell’autoreferenzialità comune all’arte contemporanea. E alla riuscita di questa mostra contribuisce il suggestivo allestimento delle scenografie, che mimano il palco teatrale, con il nero delle quinte che ricopre tutte le pareti, il buio che riporta al momento dello spettacolo e, in alcuni casi, la voce recitante a rafforzare la finzione.
Molto affascinante è anche l’a parte dell’istallazione I dormienti, nella chiesa di Santa Maria delle Croci: camminando in mezzo alle statue in terracotta di corpi addormentati, rannicchiati su un fianco e delicati come cocci (gran parte di essi ha pezzi spezzati e mancanti), sembra di avvertire tutto il peso della fragilità umana.

articoli correlati
Antologica su Mimmo Paladino al Pecci di Prato
La Transavanguardia in mostra a Rivoli
Paladino e a pittura a Roma

valentina ballardini
mostra visitata il 4 aprile 2005


Mimmo Paladino in scena, a cura di Claudio Spadoni – Ravenna, Museo d’arte della città (Loggetta Lombardesca), via di Roma 13; Santa Maria delle Croci, via Guaccimanni 5/7 (centro storico) – orario di visita: martedì-giovedì 10-14 e 16-19; venerdì 10-14 e 16-21; sabato, domenica e festivi 10-19- ingresso: intero € 6; ridotto € 5, per informazioni: tel. 0544 482356/482477 – www.museocitta.ra.it – Catalogo Silvana editoriale

[exibart]

Articoli recenti

  • Mostre

Nascita di una collezionista: gli anni londinesi di Peggy Guggenheim in mostra a Venezia

Per la prima volta, la Collezione Peggy Guggenheim dedica un’ampia esposizione agli anni londinesi della sua fondatrice, per ricostruire la…

27 Aprile 2026 23:00
  • Arte contemporanea

JR torna a Venezia, la facciata di Ca’ da Mosto diventa un banchetto collettivo

Lo street artist francese JR torna a Venezia durante la Biennale 2026, con Il Gesto: un’installazione sulla facciata di Palazzo…

27 Aprile 2026 19:20
  • Arte antica

Nel segno di Caravaggio: gli inizi della nuova pittura napoletana

Nella cornice di Forte dei Marmi, la collezione De Vito guida il visitatore in una fase di profonda trasformazione, segnata…

27 Aprile 2026 18:18
  • Mercato

Keith Haring privato: all’asta la collezione dell’amico Kermit Oswald

Opere inedite, arredi, lettere e fotografie che raccontano il lato più intimo dell’artista: a maggio, Sotheby's mette in vendita un…

27 Aprile 2026 18:17
  • Arte contemporanea

Gagosian inaugura il nuovo spazio a New York con Duchamp e Rauschenberg

Gagosian inaugura un nuovo spazio a New York, al piano terra del 980 di Madison Avenue, dopo 37 anni al…

27 Aprile 2026 16:38
  • Arte contemporanea

Pamela Diamante, il Sud come spazio critico e il riscatto delle Invisibili

Pamela Diamante trasforma i dispositivi di potere in strumenti di riscatto sociale: ne parliamo con l’artista pugliese in questa intervista,…

27 Aprile 2026 13:30