Categorie: altrecittà

fino al 18.I.2004 | Tema libero | Aosta, Biblioteca Regionale

di - 19 Dicembre 2003

La Biblioteca aostana ospita alcune decine di scatti, favorendo la crescita culturale di una regione la cui amministrazione è attenta come poche altre. La scelta del luogo è ancora una volta ottimale, perché permette l’interscambio fra arte e letteratura e fra i rispettivi appassionati, in un contesto che coniuga rovine romane e architettura contemporanea.
Il titolo Tema libero, non forzando gli autori e non impon endo l’abituale arroganza curatoriale, permette di spaziare e rinvigorire gli scambi fra discipline e tecniche.
Ludovico Bich (1946) presenta un reportage in bianco e nero intitolato I segni del cammino: percorrendo a piedi ben 750 km, ha seguito l’antica via di pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, ricavandone immagini di spiccata interiorità, brani minimali di viaggio in mezzo formato. Diego Cesare propone otto gigantografie dal titolo Monumentalità: bicromie ad alta definizione che immortalano ambienti naturali e colossi architettonici. Il rigore surreale della rampa del Lingotto di Torino o il luccichìo delle tubature mostruose di una centrale termica culminano in una chiesa, che fra le mura diroccate alberga una natura che si reimpossessa con inesorabile lentezza dei propri spazi. Lorenzo Gillo (1950) presenta la serie Sardegna, realizzata nell’entroterra con una macchina panoramica. Il bianconero è impreziosito da viraggi che amplificano l’assenza della figura umana: per esempio in Bosa, panorama brullo di campi e montagne delimitato da un guard-rail curvilineo ove l’unica, discreta nota di colore è rappresentata da salviette rosa; oppure in Tissi, spianata occupata da un piccolo prefabbricato bianco la cui porta è d’un verde innaturale, sovrastata da una nuvola nera carica d’angoscia. Il lavoro di Stefano Merlo (1935) è il più noto – ha curato, fra l’altro, le mostre fotografiche della Gam di Bologna – e qui vengono scelte alcune Panoramiche di viaggio a colori che vagano per dune e monti marocchini, risaie cambogiane, case e pozzi indiani e nepalesi, porti e strade cubane. Nettamente più ancorato alla realtà valdostana è la serie Fuar di Stefano Sarti (1963): scatti a colori realizzati durante la Fiera di Sant’Orso, tradizione invernale che risale all’anno 1000 e che è dedicata agli artigiani del legno e del ferro. Sarti ha optato per una soluzione macro-fotografica che sfocia in una formalità astratta, rende simbolici i materiali ed evidenzia una tecnica sopraffina fatta di luci e messe a fuoco geniali. Per concludere, un nuovo viaggio, questa volta grazie ai Ritratti kirghisi di Stefano Torrione (1963): uno scatto a colori ci introduce nel mondo del kokboru – una sorta di polo giocato contendendosi una carcassa di capra – per poi divenire bianco e nero che ritrae volti e corpi locali in un teatro di posa allestito dall’artista in un ex ippodromo. Una chiusa etnografica che ha un sapore d’antan.

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Il museo Ken Damy di fotografia contemporanea di Brescia

barbara felice & marco enrico giacomelli
mostra visitata il 6 dicembre 2003


Tema libero, 6 fotografi della Valle d’Aosta. Ludovico Bich, Diego Cesare, Lorenzo Gillo, Lorenzo Merlo, Stefano Sarti, Stefano Torrione.
A cura di Lorenzo Merlo
Biblioteca Regionale, Via Torre del Lebbroso, 2 – Aosta
In collaborazione con il Museo Ken Damy di fotografia contemporanea di Brescia
Orario: dal martedì al sabato dalle 9 alle 19; lunedì dalle 14 alle 19
Ingresso gratuito
Informazioni: tel. 0165 275902; u-mostre@regione.vda.it  
Catalogo bilingue (italiano – francese), Edizioni del Museo Ken Damy, Brescia, € 40 (testi di Ken Damy, Lorenzo Merlo, Riccardo Mutti)


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