Categorie: altrecittà

fino al 18.VI.2006 | D’oro e d’argento | Castel Goffredo (mn), Chiesa dei Disciplini

di - 7 Giugno 2006

Lo sappiamo, non è il massimo dell’attualità. Ma forse proprio quando una cosa è inattuale, anacronistica, trascurata, ecco che la curiosità si attiva. L’arte sacra, spolverata dalle miserie delle sue vesti contemporanee, riscoperta nelle sue plurime età auree, ha davvero molto per cui sorprenderci. Di più, nelle rare mostre come questa, dedicata alle suppellettili ecclesiastiche, ci si può imbattere in oggetti solitamente impossibili da vedere, celati con poca cura e scarso interesse nei polverosi armadi delle sacrestie, nei tenebrosi depositi annessi alle case canoniche, nei tuguri più impensabili. Quand’ecco che d’improvviso alcuni storici dell’arte setacciano a tappeto tali luoghi abbandonati da tutti tranne che da Dio, riesumano da ragnatele e comuni di scarafaggi oggetti su oggetti, scovano con occhio lenticolare minuscoli punzoni. E poi tessono le trame della narrazione storico-artistica, amplificandola mostre come questa, incentrata sull’oreficeria mantovana settecentesca e sulla figura dell’orefice veronese Giovanni Bellavite (1685-1771).
Questo, discendente di una famiglia di orefici, lavorò per molte confraternite e ordini religiosi in Veneto, ma non di meno a Mantova, presso la cattedrale di San Pietro, ove realizzò anche una grande statua d’argento raffigurante S. Anselmo, patrono della città. Anche in alcune chiese del Trentino sono conservate opere di questo orefice, identificabile grazie al punzone “GBV” con cui era solito marchiare i propri lavori, venduti direttamente o diffusi da commercianti alle annuali fiere.
La mostra, come anticipato, oltre ad essere un’occasione per ammirare un’indagine storico-artistica affascinante e svolta a tappeto sul territorio, è soprattutto un’epifania incessante di oggetti inconsueti e perfino un po’ stravaganti. Così, tra le oltre centosessanta opere esposte, vi consigliamo di scorrere ve locemente le sequenze di preziosi candelieri, alzate, vassoi, servizi da scrittoio, servizi da posate e saliere; tutti oggetti certamente interessanti dal punto di vista antiquariale e nondimeno artistico, ma dopotutto formalmente quotidiani. Tutt’altra attenzione, e curiosità, meritano invece le opere squisitamente liturgiche, ad iniziare dagli arzigogolati reliquiari, che incastonano schegge di santi –o presunti tali- in complesse cartelle d’oro e d’argento percorse da volute, valve di conchiglia, piccoli festoni, angioletti e cherubini. Ricchissimi di ornato pure i calici, ora dorati, ora argentati, così come gli ostensori, arricchiti spesso da aguzze raggiere e centrati da un piccolo elemento a mezzaluna, chiamato non a caso lunula, che nelle sue forme sembra inconsapevolmente invitare al dialogo tra culture. E, a proposito di esotismi, in mostra è esposto anche un rimmonium, asta dotata di campanellini utilizzata nella liturgia ebraica. Mistici quanto estetici pure i servizi per l’incensazione, composti da turiboli, gli incensieri dalle fogge moresche, e navicelle, ovvero i contenitori per l’incenso così chiamati per la loro forma a veliero.

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mostra visitata il 20 maggio 2006


D’oro e d’argento. Giovanni Bellavite e gli argentieri mantovani del Settecento
a cura di Francesca Rapposelli
Castel Goffredo (MN), Chiesa dei Disciplini
mer-ven 16.00-19.00; sab-dom 10.00-12.30 e 15.00-19.30
ingresso intero € 6,00, gratuito per scolaresche e under 16 – visite guidate gratuite – catalogo EBS
tel./fax 0376.780161 – www.grupposanluca.it/argenti


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  • Ho visitato anch'io la mostra, piacevole effettivamente e con dei buoni ciceroni, solo un appunto all'articolo: non è che le suppellettili religiose siano sempre e solo chiuse in polverose sagrestie, basta andare nei musei delle chiese, come il Museo del Duomo o della Basilica di sant'Ambrogio a Milano, o il Museo Diocesano a Bergamo...

  • Concordo in pieno con quanto dici, ogni città di medie dimensioni ha almeno un piccolo museo dedicato a tali oggetti. Concorderai però che è esposto (e studiato, e ben conservato) solo un'infinitesimale parte di quanto c'è.

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