Vittorio Valente si espande davvero come un virus, inanellando una mostra dopo l’altra con l’irrefrenabile energia di un contagio: è questa l’impressione che si ha ricevendo quasi a cadenza settimanale notizia delle sue nuove belle iniziative in giro per l’Italia.
Questa volta, negli Spazi di Villa Vidua a Conzano,
Il rapporto tra Valente e la scienza, e in particolare con le forme più microscopiche e minacciose, ha origini lontane e decisamente concrete: dalla sua attività di analista chimico, l’artista ha dato vita in anni di ricerca ad un mondo parallelo fantastico, dove le dimensioni sono un parametro assolutamente non oggettivo e dove la bellezza è sempre la via d’accesso, o meglio la trappola che trascina in un modo oscuro.
Le forme suggestive e colorate di microbi e batteri sono ritratte con la cura amorosa che i ritrattisti del Settecento dedicavano ai bei volti e ai decolletés, avvivate nei colori già spesso naturalmente scenografici e ammorbidite nelle asperità fino a diventare armoniose e tondeggianti. E soprattutto ricoperte di silicone, provviste di una nuova bellissima pelle di lievi bitorzoli morbidi che si piegano al tatto, un pattern in rilievo che è per Valente un vero e proprio segno distintivo.
Questo derma di silicone nei colori del chewing gum è un travestimento aggraziato come un’operazione di chirurgia estetica, e come questa nasconde quasi sempre dei rischi: la provvisoria futilità della pura bellezza, l’ironia del kitsch cartina al tornasole del gusto comune, oppure oggetti potenzialmente davvero pericolosi come
Eppure, pur conoscendone le insidie latenti, i piccoli mostri soffici di Vittorio Valente, accattivanti come le mash mallows, e sensualmente curvilinei e gommosi come gadget da pornoshop, sono vere e proprie calamite tattili. Come scrive Carlo Pesce, “dall’opera di Valente ci si sente sedotti, si sente una attrazione viva, bisogna allungare la mano per comprenderne le superfici. Cellule, batteri, virus, sono strutture in agguato che agiscono, come guerrieri silenziosi, una volta operato il contatto; qualcuna è parte integrante della nostra esistenza, anzi è l’essenza stessa della nostra esistenza, qualcun’altra è un ospite indesiderato ed indesiderabile la quale, attaccatasi alle pareti dei nostri organi, comincia una lenta opera di distruzione portando, di fatto, il nostro corpo ad una significativa e definitiva mutazione“… perciò siamo davvero curiosi di assistere, il prossimo sabato, all’imminente pubblica contaminazione.
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