La mostra raccoglie opere fotografiche prodotte da Alessandro Vicario fra il 1999 ed il 2000. Un doppio lavoro sul tema dell’abitare e del vivere gli spazi più intimi. Accolto dalla suggestiva trabeazione della vecchia pescheria, il primo evento organizzato dal neocostituito Dipartimento di Design del Centro Arti Visive Pescheria, diretto da Mariadele Conti, vuole essere il punto di partenza per un’indagine nei territori della visione, per promuovere un fare progettuale più attento alla dimensione emotiva dello spazio. Uno spazio che è anche interiore, delineato da superfici apparentemente impenetrabili che si incontrano in una dimensione a noi tutti familiare, agendo sullo strato più profondo del sentire. Una sorta di box dei sentimenti, dalle pareti immaterialmente imbiancate, dalle quali affiorano, improvvisi, i frammenti di un discorso amoroso.
Lo stipite di una porta con i segni di una crescita accuratamente monitorata, la silhouette di un quadro che si staglia su un muro orfano della propria opera. E poi pavimenti, superfici, tracce e stimoli di mille ricordi, passibili di altrettante emozioni. Non sono soltanto estratti di vita, ma tracce impalpabili, che parlano di esistenze e di individui che Vicario riesce a far rimpiangere di non aver incontrato. Il ricordo diventa mancanza, non solo d’affetti, ma di radici. Ed esprime
La tensione riservata ai luoghi e all’introspezione dell’interno abitativo, vissuto come spazio assoluto della propria sfera personale, sembra gridare vendetta contro un linguaggio architettonico nel quale ogni segno è attentamente progettato e tutto è comunicazione. L’evocazione plurisensoriale dei ricordi porta in primo piano l’esigenza di una composizione architettonica in grado di muoversi nuovamente dall’interno verso l’esterno. Per divenire vissuto e non solo rappresentazione.
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