Alexander Kluge, portrait
Il regista, scrittore e sceneggiatore tedesco Alexander Kluge (Halberstadt, 1932) si è spento lo scorso mercoledì a Monaco di Baviera, all’età di 94 anni. Kluge era stato tra i firmatari del Manifesto di Oberhausen del 1962, l’atto di rottura che diede inizio al Nuovo Cinema Tedesco, basato su un linguaggio politico e radicalmente sperimentale.
La notizia della scomparsa, confermata dalla casa editrice Suhrkamp a nome della famiglia, segna senza alcun dubbio la fine di un’epoca per il cinema e il pensiero critico del Novecento. Ma il suo cinema rimane oggi una bussola essenziale per chiunque voglia ancora guardare il mondo con occhi critici e non addomesticati.
Il debutto nel lungometraggio di Kluge avviene nel 1966 con La ragazza senza storia (Abschied von gestern), opera che gli valse il Leone d’Argento a Venezia. Il film introdusse uno stile unico: un montaggio frammentato, inserti documentaristici e una narrazione non lineare che rifletteva l’instabilità della Germania post-bellica. Nel 1968 consolidò il suo prestigio internazionale vincendo il Leone d’Oro con Artisti sotto la tenda del circo: perplessi, un’elegante e malinconica riflessione sul fallimento dell’utopia attraverso il tentativo di una giovane circense di rinnovare gli spettacoli del padre defunto.
Per Kluge, il cinema era concepito come una forma di resistenza: questo suo impegno civile raggiunge il suo culmine nel 1978 con il film collettivo Germania in autunno, un’opera corale e necessaria per elaborare il trauma del terrorismo della RAF e il clima di oppressione statale di quegli anni.
La Mostra del Cinema di Venezia sarebbe poi tornata a premiarlo nuovamente nel 1982 con il Leone d’Oro alla carriera, riconoscendo in lui un maestro capace di trasformare la pellicola in uno strumento di indagine sociologica.
Ma la creatività di Kluge non si è mai esaurita dietro la macchina da presa. Come scrittore e teorico dei media — formatosi alla scuola di Theodor Adorno — ha esplorato il concetto di “sfera pubblica oppositiva”, cercando di sottrarre le immagini alla banalizzazione del mercato.
Fondamentale è stato anche il suo dialogo con le arti visive, culminato nella storica collaborazione con Fondazione Prada. Nel 2017, la mostra The Boat is Leaking. The Captain Lied. a Ca’ Corner della Regina (Venezia), ha visto la ricerca di Kluge entrare in una “costellazione” visiva con le fotografie di Thomas Demand, le scenografie di Anna Viebrock e la visione curatoriale di Udo Kittelmann.
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