Una partitura raffinata, intensa, evocativa di una vita vissuta in
solitudine entro un’intercapedine ovattata e isolante, dove l’esercizio delle
potenzialità si esplica senza una diretta interazione con la realtà, che si
configura come uno scenario onirico, suggerito da immagini sbiadite o confinato
sullo sfondo di una visione prevalentemente introspettiva, come negli “studi di
frame”, in cui la visibilità delle foto è mediata dal diaframma della carta da
lucido su cui l’artista disegna.
Un’Evaporazione di segni – questo il titolo della mostra – che
lascia deboli tracce sulla superficie dell’esistenza dei due protagonisti, al
centro delle opere esposte presso la Galleria Muratcentoventidue: una bambina
da una parte, un adulto dall’altra, che fanno capolino sulla soglia della
propria dimensione. Vite di segno opposto ma coincidenti nell’oscillazione
parallela entro un equilibrio sdrucciolo, che diviene sempre più instabile fino
a costituire la leva su cui far perno per scardinare una situazione di stallo e
spingersi oltre le pareti di quell’antro esistenziale, protettivo ma
claustrofobico.
È proprio nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza che matura il
desiderio di esplorare il mondo, entrare in relazione con esso, tanto da
generare impazienza per i tempi domestici dell’impegno scolastico (Homework) e curiosità verso codici
linguistici diversi dal proprio, come si vede nella foto in cui una bambina
riprende la postura degli uccelli in volo (Deadline),
o nel video omonimo in cui la protagonista tenta di imitare il verso delle
tortore, sintomi del desiderio di scoprire la realtà e dello slancio che
conduce all’affermazione di sé.
Appartiene invece al mondo degli adulti il soggetto che vive in
solitudine in compagnia del suo cane, completamente ripiegato su se stesso,
avendo come unica preoccupazione la coltivazione del suo orto (E se piovesse), periodicamente
monitorato e fotografato, e credendo di poter ricondurre il proprio orizzonte
vitale al controllo delle previsioni meteorologiche, come si vede nell’ambientazione
– risalente al 2007 e qui riproposta – allestita in una delle due sale della
galleria. Un interno domestico dove un televisore trasmette informazioni meteo
(Meteo mio) che il “padrone di casa”,
presente per sottrazione, ritaglia anche dai giornali per poi raccogliere e
conservare.
E mentre il tempo scandisce il ritmo dei giorni, sempre uguali nella
loro diversità meteorologica, l’assenza dell’uomo lascerebbe intuire la volontà
di aprirsi una breccia nella chiusura monotona e solipsistica che lo ingabbia.
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febbraio 2011
Elena Arzuffi – Evaporazione di segni
a cura di Antonella Marino
Muratcentoventidue Artecontemporanea
Via Murat, 122b – 70123 Bari
Orario: da martedì a sabato 17-20
Ingresso libero
Info: mob. +39 3938704029; info@muratcentoventidue.com;
www.muratcentoventidue.com
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