A Milano Lia Rumma dedica un’ampia mostra agli ultimi lavori di William Kentridge

di - 15 Marzo 2026

L’arte di William Kentridge (Johannesburg, 1955) è oggi un punto fermo dal quale non si può prescindere. Racconta di ieri e racconta di oggi. Fugge, di fatto, ogni sorta di dinamica didascalica relativa agli accadimenti del presente facendosene, tuttavia, carico. Raccontando sé e il suo lavoro, l’artista racconta noi, racconta la storia. In che modo? Dobbiamo domandarci, o forse ancor meglio, in che forma? Ed è qui che si evidenzia tutta la qualità del grande artista. La mostra personale Sharpen your philosophy, esposta fino al prossimo 28 marzo 2026 presso la Galleria Lia Rumma di Milano, raccoglie un corpus di opere recenti tra diorama, disegni e sculture.

Mediante una tecnica che cristallizza l’istante e gli istanti di un’immagine (e quindi di una narrazione) superandone il senso evocato, poiché già insito nel gesto, nella messa in scena del suo sviluppo nel tempo. Da un paravento si genera tutto. Un oggetto dipinto nei toni del verde e del nero, veloce e rapido, che accenna a tutto quanto ne conseguirà. Un viaggio che invita a osservare e riflettere a partire dalla migrazione via mare che alcuni intellettuali, quali Wilifredo Lam, André Breton e Claude Lévi-Strauss, intrapresero nel 1941 da Marsiglia all’isola di Martinica per scappare dalla guerra e dalle persecuzioni naziste.

William Kentridge, Sharpen Your Philosophy, intallation view, Galleria Lia Rumma, Milano, 2026, ph. Sebastiano Pellion di Persano, © The Artist and Galleria Lia Rumma.

L’opera, che dà il titolo all’esposizione, accenna perciò all’unico senso possibile. Il senso manifesto, il senso inteso come traiettoria, come il perdersi e il ritrovarsi del segno che magistralmente Kentridge ci ha sempre fatto vedere con chiarezza. Forme che nascono da cancellature, da riprese, forse ripetizioni. Un segno rimosso, ma che non si dimentica, dal quale se ne crea un altro. Incarnando ultimamente quella possibilità oggi sempre più teorica e meno vissuta dell’imparare dall’errore. Il titolo lo annuncia. Chiede un “affinamento” della nostra filosofia (“to sharpen”, affinare), del nostro pensare, del nostro agire, del nostro rischio di perdere e di perderci, o ancora peggio, di ripetere gli errori che hanno caratterizzato il nostro passato.

William Kentridge, Sharpen Your Philosophy, intallation view, Galleria Lia Rumma, Milano, 2026, ph. Sebastiano Pellion di Persano, © The Artist and Galleria Lia Rumma.

L’errore non come fine, ma l’errore che pur essendoci è lasciato come fantasma per l’innesco di una nuova forma, di una storia che si costruisce sulla storia. Si avverte, pertanto, la traiettoria come evento a cui guardare. Il fallimento come fatto non positivo, ma sicuramente necessario. Un fallimento oggi predicato, che nessuno vuole assumere come rischio del proprio agire. Si può fallire nella creazione di un’opera, come si può fallire nell’esperienza della vita. Non vi è alcuna differenza.

In Kentridge è palese, rimarcato, fattivo, nato nel Sudafrica dell’apartheid, ma mai ripiegato su se stesso. Giacché capire sé e il proprio contesto, intuire la propria origine significa dare e darsi la possibilità di riconoscere sé nell’altro. L’altro che racconta noi. La differenza che non significa più estraneità. I tre schermi sui quali è proiettata la video installazione To Cross one more sea raccontano il viaggio del ’41. Gli oggetti ondeggiano, così come i canti, le figure e le immagini. Si rincorrono, si riprendono e nascono l’uno dall’altro, tanto quanto i disegni.

William Kentridge, Sharpen Your Philosophy, intallation view, Galleria Lia Rumma, Milano, 2026, ph. Sebastiano Pellion di Persano, © The Artist and Galleria Lia Rumma.

Un viaggio che è ora “il viaggio”, quello specifico degli intellettuali già citati, ma il nostro, anche, e del resto. Migrare, dunque, per andare dove? Verso cosa? Il disegno animato di William Kentridge è principalmente movenza fisica, rapporto tra il sé radicato e le circostanze, al fine di trovare un senso (un verso, una direzione) continuativo per la propria condizione e la propria memoria. Non è una particolare visione delle cose, ma una modalità per non rimanere estraneo alla verità del mondo. Il vivere e il disegnare, non vi è separazione.

William Kentridge, Sharpen Your Philosophy, intallation view, Galleria Lia Rumma, Milano, 2026, ph. Sebastiano Pellion di Persano, © The Artist and Galleria Lia Rumma.

Il disegno, «il modo incerto e impreciso di costruire un disegno» (the uncertain and imprecise way of constructing a drawing), è la chiave, il cardine da cui tutto dipende. Nel video a disegni animati Fugitive Words (2024) le mani dell’artista sfogliano le pagine bianche di uno dei suoi taccuini. Si evince la memoria e la trasformazione, l’accordo tra il metodo e l’esperienza, tra il processo creativo che è già opera e il divenire dell’immagine che da pagina bianca si fa albero, caffettiera, rinoceronte, parola e frase. Tracce inconcluse mediante le quali ogni cosa prende avvio, tutto si genera, in opera, e in qualche modo, spera e unisce.

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