Categorie: Danza

Otello, Macbeth e Falstaff: Monica Casadei mette in danza la brama del potere

di - 7 Giugno 2026

Già il titolo esplicita il tema, ovvero la brama di potere. E i suoi derivati: la smania di possesso, l’arroganza oltre ogni limite umano, l’ambizione spudorata. Sentimenti che corrodono l’animo e la mente umana. Lo sapeva bene Shakespeare che nelle sue opere ne ha scandagliato a fondo le trame e gli impulsi. Lo sapeva anche Verdi, che le ha fatto risuonare mettendole in musica. Riunendo i due grandi autori nel titolo Verdi/Shakespeare: Trilogia della brama, e affrontando le figure di Otello, Macbeth e Falstaff nei tre quadri dello spettacolo, Monica Casadei, regista e coreografa di Artemis Danza, traduce il tema – con l’ingegno creativo che le si riconosce – in una potente rappresentazione di danza e teatro.

E non solo. L’azione di live-painting dell’artista Giuliano Del Sorbo che introduce la serata dipingendo speditamente su tre tele figure che rimandano ai personaggi dell’Otello, aggiunge l’arte visiva al progetto spettacolare. E ancora. Casadei interviene sulle musiche affidando la contaminazione di alcuni estratti e arie verdiane al compositore elettronico Fabio Fiandrini e, rivisitate in chiave jazz, al gruppo Toscanini Academy – quartetto NEXT, quest’ultimo in scena a fare da trade union con la terza parte dello spettacolo.

Diciannove danzatori vivificano platea e palcoscenico – dove campeggia un enorme sipario rosso poi inghiottito dal vuoto – già all’inizio con incursioni tra gli spettatori moltiplicando le figure in rosso e nero di Otello e di Jago, mentre Desdemona, in sottoveste bianca, giace inanimata sul proscenio (verrà sollevata in segno sacrificale, tragica immagine di femminicidio).

Il disegno astratto di Del Sorbo con il Moro che la tiene esanime sulle braccia, si umanizza col manifestarsi della coppia al cadere della tela palesando già il triste epilogo dei due amanti, che si moltiplicheranno negli altri danzatori in costume rosso e nero e il volto coperto. Seguirà un tumulto di danze percussive, veloci, taglienti, in un continuo smembrarsi e ricomporsi del gruppo; l’alternarsi avanti e indietro delle coppie con in mano i fazzoletti rossi premonitori del sangue; l’ossessione della gelosia nel furente assolo di Sabino Barbieri, e del danzatore urban Raffaele Coppola alter ego di Otello; e ancora, i respiri affannosi, i vorticosi movimenti break, le plastiche e rabbiose torsioni degli arti.

Il passaggio a Macbeth ha il corpo severo e la voce autorevole dell’attore Savino Paparella a dire elucubrazioni mentali – testo di Alessandro Gallo ispirato al dramma scespiriano –, pensieri che generano incubi, versi che evocano le streghe premonitrici, i misfatti e i deliri della sua ambizione. Sono i fantasmi della psiche che lo incalzano nell’accerchiamento dei danzatori, nel brulicare delle loro mani appena illuminate – quelle della Lady, sporche di sangue -, nei movimenti sinuosi e a ondate che lo cingono, fino a cadere sui loro corpi stesi a terra trascinandolo come un’onda impetuosa e inghiottirlo, mentre s’ode il canto finale del Macbeth. L’ultimo quadro vira in commedia col goffo Falstaff, preceduto da una sfilata di preziosi costumi di scena – dai depositi storici del Teatro Regio – che scendono lentamente dall’alto come apparizioni.

Spiazza l’apertura di sipario con un baluginare psichedelico di luci da discoteca e tutto il gruppo al centro in un ballo forsennato a suon di techno. Una sfilata gioiosa è anche la vivace danza in costumi d’epoca, che amplifica e moltiplica il Falstaff di Alessandro Bonaccini, per dirci in ultimo che “Tutto nel mondo è burla”. Sold-out e lunghissimi applausi finali, ripetuti, al Teatro Regio di Parma dove lo spettacolo ha debuttato.

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