Si potrebbe pensare che porre come tema centrale di una mostra “il nulla”, presenti il rischio che la vacuità intrinseca nella definizione del significante contagi la fragile essenza del significato. Il percorso all’interno dell’Antico Palazzo della Pretura dribbla questo rischio. Le opere, esili e discrete, rendono il vuoto con sicura e puntuale capacità descrittiva. Ciò che stupisce però, è il forte connotato di presenza che filtra da un contesto artistico fondato sull’assenza.
Abbracciando il nulla, con una leggiadra struttura pensile, Andrea Nacciarriti si assume il compito di conservare il nucleo generativo dell’intera esposizione. La sua installazione site-specific, fondata sulla ripetizione di un modulo (l’arco), risulta strettamente legata al luogo che la ospita (Castell’Arquato). Il rapporto che intraprende poi, con la stanza che la accoglie -a pianta quadrangolare-, potrebbe essere definito dall’inversione di un celebre paradosso matematico: “la cerchiatura del quadrato”.
E’ una certa dimensione sospesa che regna all’interno delle stanze, avvolgendo il visitatore e proiettandolo in un luogo privo di ogni riferimento, in una sorta di “deserto del reale”. In questo “nuovo” spazio privo di confini è Flavio De Marco a porre un limite tracciando un Orizzonte. Una linea pura, netta, su di una superficie scomponibile come quella digitale, resa asettica da colori glaciali.
Il piano dell’opera viene diviso, sezionato dalle forme stesse, rappresentate da Fabio Torre. Il bianco-nero, sintomo di una luminosità forte, permette la rappresentazione più netta del contorno, come l’ombra alla luce zenitale. Se la divisione dona alla spazialità il suo limite visivo, è la stessa morfologia geofisica del terreno che definisce quello sonoro. Il muro del suono di Andrea Galvani, infatti, riproduce, con una tecnica minimale (china bianca su foglio nero), l’epidermide terrestre, complice o sabotatrice della propagazione dell’onda sonora.
Anna Rossi si occupa di mostrarci dei punti di riferimento, meno usati e quotidiani, ma altrettanto funzionali. Una serie di delicatissimi specchi riportano lo schema delle costellazioni usate dagli uccelli per le migrazioni. Gruppi di stelle in continuo movimento, che attraverso la loro posizione scandiscono il ritmo vitale. Unico punto fermo: la stella polare.
Lo stato d’animo è disorientato, perso in un’atmosfera ovattata e compressa. Non ci si riferisce ad un panorama esterno, sconfinato, quanto piuttosto ad una una desolata landa interiore.
Ecco apparire frammenti di emozioni, tracce energetiche contorte come impulsi nervosi che popolano i dipinti di Deborah Romei. “I suoi sono spazi dell’anima” nei quali queste forme, che hanno “un’origine organica” (dal testo in catalogo di Marinella Paderni), si divincolano, premono come racchiuse in un solo attimo.
claudio musso
mostra visitata il 18 settembre 2005
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Domanda rivolta alle migliori gallerie d'Italia:
Ma quando vi accorgerete che Andrea Nacciarriti è uno dei più interessanti giovani artisti del nostro paese? E come tale ha bisogno di qualcuno che lo sostenga! Dobbiamo aspettare ancora tanto?
Dormite..dormite.. zzzzzhh zzzzzhhh zzzzhhhh
Concordo con Lina. Meno male che Marinella Paderni, a mio avviso la migliore curatrice italiana in assoluto, lo propone costantemente. Prima o poi verra' fuori.