Il catalogo della mostra ha come sottotitolo The best european group, ma al termine “gruppo”, loro preferiscono l’espressione “insieme d’individualità”. In effetti le caratteristiche di ognuno dei membri del Cracking Art si differenziano sia per tecnica e stile che per soggetto. L’elemento unificatore sta nel senso contenuto nel loro manifesto, firmato il 30 Maggio 1993 e incentrato sul rapporto tra naturale e artificiale o –più specificatamente – tra petrolio e plastica. Lo stesso termine “cracking” si
Per profetizzare la nobiltà della plastica e il fatto che essa non è negativa di per sé ma solo a causa dell’uso incontrollato che l’uomo ne fa, il Cracking Art si muove tra interventi ambientali e sociali, di gruppo o individuali, realizzati con teatralità e appariscenza in luoghi di aggregazione. Molti ricorderanno, ad esempio, le centinaia di tartarughe d’oro della 49. Biennale di Venezia o i Mille delfini a Milano che con l’aiuto di Philippe Daverio portarono otto anni fa in Piazza del Duomo.
E’ però attraverso le mostre in galleria, come quest’ultima, che vengono a galla le singole personalità dei sette artisti del Cracking.
I visitatori incontrano per primo Omar Ronda (Biella, 1947), promotore del gruppo, penna del manifesto, e artista in debito con la pop-art e con Andy Warhol. Le sue son icone dell’America: quadri di plastica fusa con forme di stella che sembrano navigare sopra varie immagini: fotografie di Marylin Monroe, dollari in formato extralarge e indiani col cappello di piume. Renzo Nucara (Crema, 1955) dipinge, invece, quadri astratti con l’uso di resine e pigmenti, Kicco (Biella, 1969) crea immagini di paesaggi naturali plastificati, mentre William Sweetlove (Oostende, 1948) costruisce in poliestere dei piccoli abitini da bambola lunghi 20 cm. Il più fantasioso rimane Alex Angi (Cannes, 1965), anche detto “artista dell’immondizia”, le cui più approfondite
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carolina lio
mostra visitata il 27 ottobre 2004
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