Il processo di adattamento del mondo alla specie più invadente e tenace che ne abbia mai infestato la superficie, l’uomo, non inizia l’altro ieri, ma ha radici profonde. Si tratta di un’osservazione ovvia, ma capita spesso di dimenticarsene, quando si osservano i cambiamenti profondi introdotti negli ultimi anni, che con le biotecnologie si stanno spostando dall’ambiente alla vita degli esseri che vi abitano. Gli OGM sono solo l’ultimo atto di un processo di adattamento dei vegetali alle nostre necessità , che è iniziato decine di migliaia di anni fa trasformando profondamente il codice genetico delle piante di cui ci nutriamo. La differenza sta tutta nel ritmo: è il contrasto tra i tempi lenti di un adattamento naturale a quelli rapidissimi dell’intervento diretto sul DNA a rendere quest’ultimo una violenza le cui conseguenze ci sono ancora oscure.
In Domesticazioni -prima personale da Fabio Paris dopo l’assolo di Caretto nel 2003- gli artisti torinesi Andrea Caretto e Raffaella Spagna fanno riferimento proprio a questo processo millenario, invitandoci, con un umanesimo che ha poco da spartire con l’ecologismo New Age, a recuperare il legame affettivo profondo che ci lega da sempre alle specie vegetali che si sono evolute con noi. Caretto e Spagna sono i più interessanti esponenti italiani di un ampio fronte internazionale di artisti che affronta la questione del rapporto fra uomo e natura, prendendo a prestito i loro strumenti dalla scienza e dalla tecnologia, e mettendo la ricerca scientifica, l’azione collettiva e la documentazione al servizio del loro lavoro. Nel caso di Caretto e Spagna, questo lavoro preliminare viene poi sottoposto a un processo di formalizzazione estremamente rigoroso, che gli consente di superare il limite di molte
Emblematico in questo senso, fin dal titolo, è il complesso progetto Esculenta Lazzaro (dal 2004) che prevede la riattivazione della vitalità latente negli ortaggi che troviamo, pronti per essere consumati, sul mercato: una metaforica “resurrezione” che viene a coincidere con un riscatto iconografico molto forte, in cui dei beni di consumo vengono riabilitati come esseri viventi. Di grande fascino anche M.P. Sativa – 1. Cerealia (2005), che affianca a una vasca di coltivazione contenente tre tipi di cereali – quelli di più antica domesticazione – in fase di crescita un abbozzo di planisfero in cui piccole sfere contenenti dei semi offrono una mappatura in evoluzione della lunga alleanza tra uomo e cereali; mentre il progetto M.P. Fibrae_Urtica dioica (2005) – proposto anche, in questi stessi giorni, da Viafarini a Milano nella collettiva io & te, sembra intento a “domare” una pianta, l’ortica, tradizionalmente considerata ostile, ma in realtà da sempre sfruttata dall’uomo per la resistenza delle fibre tessili ricavabili dal suo fusto. Ancora una volta, la forza del progetto risiede nella sua capacità di recuperare, di questo rapporto, gli aspetti emotivi, e di conciliare il carattere collettivo, esperienziale, del processo di raccolta, macerazione e trasformazione delle piante con una formalizzazione sobria e impeccabile.
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