Nota per il Torrazzo e i violini, oltre che per una certa indifferenza nei confronti dell’arte contemporanea, Cremona ospita eccezionalmente la personale di Maria Mulas, nome eclettico del mondo dell’arte e della fotografia, famosa per aver ritratto i volti di alcuni dei più importanti personaggi della cultura italiana e internazionale. La Mulas è stata l’indimenticabile testimone dell’attività di artisti del calibro di Andy Warhol, Claes Oldenburg, Enzo Cucchi e Luciano Fabro. Gli inizi sono stati in famiglia, i ritratti delle figlie sono i suoi primi approcci alla macchina fotografica. Di questo non fa mistero nell’accogliente e “familiare” personale alla Galleria Rallo di Cremona, che dichiara di aver scelto anche per il senso di accoglienza, genuinità e attenzione che caratterizzano questa nuova galleria, tutte qualità che sembrano essere mancate nella precedente esperienza cremonese.
Ampio pubblico di giovani per la mostra, che apre la nuova stagione espositiva. L’esposizione segue equilibrate corrispondenze nelle tre sale: ritratti e ricerche speculari, bianco e nero e colore. A conclusione –o inizio– il trittico familiare (la Mulas e le due figlie) collocato di fronte ad una personalissima e warholiana Ultima cena (L’ultima scena variazione blu, gialla, rossa e verde, 1999). Sono tutti esempi di una ricerca che prosegue da anni con fervida coerenza e spiccato senso dell’ordine e della cura formale. “Non chiamatemi fotografa” –dice ferma la Mulas– “basta guardare dentro le mie opere. Nelle ombre mostruose del ciottolato, che deformandosi in un gioco di specchi, diventa altro da sé: teste di creature sconosciute, occhi che guardano, giochi di forme, rivelano ogni genere d’immaginazione creativa” (Omaggio a Galla Placidia verde, rosso, blu, 1994).
Maria Mulas è un’artista determinata e lieve, che non lascia nulla al caso.
Cura in modo eccezionale l’aspetto grafico, scenografico e architettonico delle proprie opere. Nelle simmetrie e nelle forme geometriche della realtà cerca e sceglie immagini che ci vengono restituite come momenti nuovi, inaspettati. Un cartellone pubblicitario (Murales 2, 1980), una stoffa (Quinte, 1980) o un colore sono elementi che compongono storie di quotidianità che possiamo rileggere e interpretare a piacimento. Il racconto di una storia si intreccia con l’istante cristallizzato: nei volti, nelle espressioni rubate, negli attimi della vita di ogni giorno, nella professione, nel relax, nel pubblico e nel privato. Il sapiente intreccio che la Mulas offre al pubblico, tra serietà e ironia, gioco e rigore, piacere estetico e riflessione psicologica, è immediato ed evidente in questa personale cremonese.
silvia scaravaggi
mostra visitata il 4 febbraio 2007
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