“L’arte oltre i confini preconcetti…”: questo è ciò che si propone di illustrare Lucia Anelli, curatrice di Visioni Instabili, un face-to-face tra artisti differenti per età anagrafica e linguaggi espressivi.
Da aprile a giugno, nello spazio underground seguito da Mario De Santoli a Terlizzi, si alterneranno: Franco Altobelli e Mirella Mazzarone, Maria Martinelli e Patrizia Piccinni, Lara Urso e Raffaele Maione, Oronzo Liuzzi e Girolamo Gravina.
Un’iniziativa voluta dall’architetto Altobelli. Uomo dall’indole riservata, è sempre stato tuttavia un personaggio carismatico: negli anni ’80, a Roma, riunisce il gruppo Nuova Pittura Astratta per un recupero della tradizione gestuale e, rientrato a Bari, si fa custode della “pugliesità” nella galleria Spazio Ikonos, dove cura con passione l’immagine delle pubblicazioni edite dal centro culturale.
Nelle “visioni” esposte, pesca nella recente “Lasciate libero il paesaggio interiore”: una mostra incentrata sui due contrari, interno ed esterno (estetico), risolti stilisticamente in una sorta di destrutturazione del linguaggio della comunicazione, attuata mediante il recupero del particolare ed il “riciclo” dei segni massmediali. Concetto chiave è la constatazione dell’ingabbiamento degli individui, qui emblematicamente risolto inquadrando in cornici-display i protagonisti. L’artista ne copre i volti con una sorta di velo-scrittura; utilizza numeri, quantità, forme stabilite, ritmi sperimentati, perché nella società tutti si omologano, si equivalgono, si assomigliano.
Con vecchi procedimenti, manipola rotocalchi, riviste, supporti cartacei, li colora manualmente o al computer: replica immagini di Pugili con un risultato new pop; espone ed impacchetta fotocopie di Delirio del digitale Palmigiani; riveste le pareti con grandi poster di un Lui e una Lei dalle ampie campiture rosso sangue.
Differente il percorso di Mirella Mazzarone (Massafra, Taranto, 1960). Docente di materie artistiche, già scenografa e costumista, ama definirsi “primitiva del futuro”, ispirandosi alle teorie del critico Renè Berger. Per lei, che aveva dedicato le prime ricerche alla pittura materica ed al collage, un recupero dell’applicazione empirica delle tecniche digitali. Dall’embrionale “Mano Mirella” -la scansione meccanica della sua stessa mano, realizzata per lo stage “Io-noi: tracce d’identità”– giunge oggi a soluzioni più mature: pannelli dal cromatismo freddo, dove il groviglio informale è nient’altro che la scansione modificata di parti anatomiche.
Ottimo risultato “Occhio in ascolto”, dove deforma ed altera l’immagine del proprio occhio, giungendo ad un visionarismo ambiguo, sospeso tra “sogno e miraggio” (M. Vinella).
All’arte visiva si accompagna l’originale proposta letteraria di Oronzo Liuzzi che propone una nuova forma di componimenti, le Chat_poesie, dal linguaggio scarno, sintetico, dalla partitura frammentata. Danno voce all’inconscio, s’ispirano a frasi istintive dette per amore o per rabbia e che l’autore stesso legge con la voce rotta dall’emozione.
giusy caroppo
mostra visitata il 2 aprile 2005
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