Ancora una volta Bergamo propone un’interazione tra arte e tessuto urbano. I festeggiamenti per il 60° anniversario della Liberazione forniscono alla GAMeC e all’Assessorato alla Cultura del Comune l’ottimo pretesto per dare il via all’evento. Si invadono degli spazi pubblici di certa funzionalità sociale in nome di una risemantizzazione tipica della public art. L’obiettivo è diretto verso un uso del termine “public” che contenga l’allargamento della fruibilità tanto caro alle poetiche contemporanee.
Occupare biblioteche, palazzi comunali, parchi pubblici consente sia il confronto con un’audience più eterogenea, che la possibilità degli artisti di lavorare con ampio respiro. Quel Respiro che, come mostra l’opera di Mimmo Paladino, spesso rischia di rimanere intrappolato. Le lettere che compongono la parola-titolo, sembrano “ingabbiate” dentro sette costruzioni che tendono alla verticalità. La loro presenza materica, aggiungendosi alle strutture portanti, dà vita a dei totem, che ritti si stagliano come reperti di civiltà arcaiche.
Anche Michelangelo Pistoletto crea una gabbia, che al suo interno però, oltre alle parole, contiene un spazio. Sul registro superiore delle sbarre della cella impenetrabile creata per l’occasione (in collaborazione con i detenuti di San Vittore) si legge: SPAZIO LIBERO. Una riflessione sull’idea di libertà, che a detta dell’artista, “sta dentro ad ogni gabbia sociale e può essere di tutti o di nessuno”.
A Stefano Casciani (Roma, 1955) è cara da sempre la relazione tra arte visiva, architettura e design. NEWORLDISORDER, la sua opera scultorea, è una spirale “natural/geometrica” (come la definisce l’artista stesso) che si dipana nello spazio. Colpisce sia per la sua brillantezza, donatale dalla “placcatura” dorata delle tessere del mosaico, che per l’accostamento tra rigore formale e decorativismo artigianale.
Infine Sislej Xhafa (Peja, Kosovo 1970) tra gli artisti presenti quest’anno alla Biennale di Venezia, riflette su una delle icone del presente quotidiano.
Padre/father/baba/pate Pio non è che la testa di una delle più famose icone religiose “gonfiata” a tal punto da diventare essa stessa un luogo di raccoglimento e preghiera. La problematica sociale quindi, sempre al centro della sua ricerca, si pone la questione dell’indistinguibilità mediatica tra grandi figure della religione e idoli della cultura pop.
claudio musso
mostra visitata il 6 maggio 2005
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