Percorso Amoroso è il titolo dell’ultima opera scultorea di Giuseppe Gallo. E proprio entrando negli spazi dove è allestita la mostra -al pian terreno di Palazzo Collicola, che ospita la Galleria Civica d’Arte Moderna di Spoleto- questa è anche la prima opera visibile. A cura di Giovanni Carandente, l’allestimento di Spoleto raccoglie per la prima volta la produzione plastica di Giuseppe Gallo degli ultimi due decenni con l’aggiunta di due importanti inediti: Percorso amoroso (2004), appunto, e il Grande Vecchio (2004); entrambe opere di grandi dimensioni.
Tutte le sculture sono raggruppate secondo un criterio tematico e non cronologico, quasi a rispettare la stessa creatività dell’artista fatta di accenni, allusioni, sogni, alchimie, tensioni, ironia, che sono sempre presenti e assumono perennemente significati differenti. Perfetta a questo proposito è proprio l’ultima sua creazione, che racchiude e descrive l’eterno opporsi del concetto di maschile e femminile attraverso il contrasto di concavo e convesso; l’iconografia dell’opera attinge ad una tradizione di visioni oniriche già metabolizzate da illustri maestri come Max Ernst, e che coinvolgono anche l’oggettistica quotidiana, tuttavia con una originalità semplice ed indipendente.
Anche l’altra più recente creazione il Grande Vecchio mostra una monumentalità ieratica non solo per il suo antropomorfismo, ma anche per la dimensione notevole e per la sua intrinseca forza, che si rivela poco a poco quando l’osservatore gira intorno all’opera.
Gli oggetti riprodotti sono a volte il mezzo per inscenare un concetto, un’ idea, come nelle Colonne. Oggetti quotidiani come una corda, una foglia, un imbuto, un mestolo, un’ascia non riproducono se stessi, ma la proiezione dall’alto dell’ombra che essi rappresentano. Con la grandiosità data dal bronzo, la scultura dell’ombra da semplice percezione si concretizza nella sostanza. Così accade anche in uno dei suoi autoironici ritratti, “Gallo sospeso”: un gallo appeso a testa in giù che oscilla perpendicolare sopra ad un uovo poggiato in terra. A testimonianza le ombre impalpabili ed inafferrabili possono diventare esse stesse scultura.
daniele di lodovico
mostra vista il 26 giugno 2004
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