Nonostante la nuova sudditanza allo Stato Pontificio, il fervore culturale nella Rimini del XVII secolo è vivo quanto vario. A eventi come la fondazione della Biblioteca Gambalunghiana -una delle più antiche biblioteche pubbliche d’Europa- si aggiungono i legami con figure quali Galileo Galilei.
La mostra affronta il Seicento riminese secondo una classica dicotomia. La prima parte è prettamente storica: ritratti di personaggi legati alla vita cittadina –in primis papa Paolo V Borghese- antichi libri, piante topografiche, argenterie, medaglie, pale legate alle confraternite laicali, ceramiche, ma anche altri oggetti tra cui un raro quanto curioso fantoccio ligneo da giostra.
La seconda parte è invece incentrata sulla produzione artistica per la città e il suo territorio nel corso del Seicento. E qui una considerazione è d’obbligo. Moltissimi di questi pregevoli pezzi esposti in mostra (in particolare le pale d’altare) provengono dal circondario riminese, da piccole chiese appena fuori porta, eppure raramente visitate, tanto che molte di queste opere risultano inedite e sconosciute ai più. Perché allora non collegare alla mostra un percorso ideale –e magari anche reale, in pullman, diviso in due tragitti nel periodo della mostra- tra questi sconosciuti scrigni d’arte e storia riminese?
Ma torniamo alle opere. Il secolo –e quindi il percorso espositivo- si apre con l’influenza di Federico Barocci. Il pittore urbinate, pur non operando direttamente a Rimini, influì notevolmente su pittori naturalizzati nella cittadina marittima. Tra questi c’è il marchigiano Giovanni Laurentini detto L’Arrigoni, che dell’urbinate riprende la maniera raffinata ed il pathos estremamente religioso, anche se con modi più severi e meno aggraziati.
La sezione successiva ci porta a una serie di opere dalla mediocre qualità, utili però a testimoniare la produzione per committenze minori in linea con le istanze post-tridentine . Per quanto riguarda le influenze venete a Rimini, nello specifico veneziane, la mostra offre un’eccellente serie di exempla, che vanno da una Deposizione di Palma il Giovane ad opere di Pietro Ricchi, Monsù Bernardo e Francesco Maffei.
Gli artisti (giustamente) più rappresentati in mostra sono comunque le due personalità naturalizzate riminesi che maggiormente hanno caratterizzato la produzione artistica in città. Questi sono Guido Cagnacci (1601-1663), pittore dal classicismo sentimentale al limite dell’erotismo (va visto, prima di rizzare i capelli, il suo Davide con la testa di Golia), e Giovan Francesco Nagli detto Il Centino, semplice e sereno nella sua religiosità didattica, quasi da compendio.
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