Paolo Erbetta, con il supporto critico di Grazia de Palma per la selezione video ed il contributo di Mario Savini, ha riunito un non convenzionale gruppo di artisti nell’intento di tracciare un percorso di ciò che attualmente l’arte elettronica propone, insieme a quel “nomadismo” che la caratterizza in senso traslato.
Il progetto delinea chiaramente, oltre che il fil rouge tra artis
Tra i video -non tutti recentissimi, come Sprong di Dind Van der Hoek del 2000 o The Tower e Water Falls Down rispettivamente di Quirine Racké & Helena Muskens e della coppia Mattew Dalziel & Louise Scullion del 2001– si pongono in primissimo piano i sofisticati Elastic Group con Remembering Dance. Il loro video, animato dalla performer Eva Gerd Petersen e sempre in equilibrio tra elucubrazioni concettuali e filosofiche ed “abito” tecnologico, si pone piacevolmente in contrasto con l’incubo dolce del pittorico Cava di Pietre di Istvan Zimmermann, etereo ed abbagliante video segnato dall’incerto e scandito battere di ciglia del piccolo clown Peti.
Alle pareti, fotografie ed elaborazioni digitali si rincorrono a distanza ravvicinata in un equilibrio visivo dominato dalla prerogativa degli sfondi lattiginosi. Emerge lo splendido volto, dai denti deturpati, di una bimba dalla suggestione “pedofoba”-neologismo dello stesso autore Matteo Basilè– insieme ad Anna la Vergine e il Bambino, enigmatico e patinato dittico di Nicola Vinci.
Si continua con l’elaborazione da negativo trattato di Carlo Michele Schirinzi, caratterizzato da divertenti sagome tratte dal quotidiano; con le mutazioni di Rocco Dubbini e le immagini incantate di Brigitte Niedermair.
“Sembra di essere in un caos di opportunità, stimoli, messaggi in cui c’è il pericolo di confondersi”: il caos ventilato è, in verità, nella difficoltà di isolare visivamente ogni proposta -causa lo spazio minimo della galleria- e nella necessità di visionare tutti i cortometraggi in sequenza, senza la suggestione di un ambiente delegato a tale funzione. Questo aspetto curatoriale, comunque, non penalizza più di tanto l’idea, certamente meditata.
Ottima scelta infine per la net art, incarnata dalla sola proposta del duo torinese Coniglioviola: l’aggiornamento del progetto La meditazione di Jolanda, primo esperimento di meditazione on line – per l’occasione arricchito dall’allucinante capitolo de Il Tempio di Jolanda – è un invito a scandagliare i sette “chackras” individuali, soffermandosi con ironia a riscoprire stimoli, istinti, corporeità, mente e spirito. E’ un’opera che viaggia su internet, confermando una prerogativa sociale dell’arte digitale, fredda o calda che sia: è per tutti e di tutti.
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Be, insomma! Non esageriamo, la De Palma ha sempre questi titoli d'effetto: coldexplosion, in verità è l'ammucchiata di alcuni artisti, una serie del gallerista Erbetta, altri riciclati da due curatori.
Ma di certo non tra i più significativi...Per esempio le foto di Nicola Vinci sempre con quest'aurea mortuaria tra madonne, bambini e santi che si clonano di continuo.
Così il Basilè da due anni ci propina la stessa immagine...che p.lle!!!
Forse le immmagini di Schirinzi sono curiose ma che non le proponga per altri 6 anni.