La mostra nel suo piccolo rappresenta un evento per il comune calabrese, praticamente privo di un’educazione visiva contemporanea. Attraverso opere provenienti dal Museo Civico di Taverna, si pone l’obiettivo di mostrare qual è la situazione dell’arte contemporanea in Calabria, tentando di capirne la posizione nell’attuale panorama.
Ma alle buone intenzioni non è corrisposto un adeguato progetto curatoriale, purtroppo. Il percorso espositivo, sviluppato lungo sette blocchi che organizzano sessanta opere (nell’ordine: Scrittura Libro d’artista Mail art; I Maestri; Generazione anni 10-20, anni 30-40 e anni 50-60; e infine Pinaks, con opere in terracotta di artisti locali), si segnala più per la sua confusione che per un adeguato discernimento della situazione artistica del secolo scorso. I lavori proposti sono per la maggior parte di autori poco noti, di cui molti calabresi (Chimenti, Magro, Parentele o Mete), con un riscontro pressoché nullo nel presente mercato artistico. Ampio spazio viene dato ad un fenomeno marginale –seppur non privo di interesse- degli anni settanta come quello della MailArt, mentre nelle altre sezioni opere Optical vengono stranamente accostate a lavori dall’allure poverista, figurativa o informale, finendo per affiancare un pittore quasi romantico come Francesco Guerrieri a un artista come Vasco Bendini, e palesando l’imprecisione che caratterizza l’intero progetto.
Per quanto riguarda i pochi nomi noti presenti, qui il progetto curatoriale raggiunge il limite dell’imbarazzante, con una china di Concetto Pozzati che ha l’aria di un semplice disegno preparatorio, un disegno del giovane Marco Samoré, tra l’altro assemblato al contrario per l’esposizione, e l’immancabile orgoglio calabrese Mimmo Rotella, con una serigrafia su carta che è poco più di una stampa autografa e che sa tanto di specchietto per allodole attira-pubblico.
Nonostante l’entusiasmo e l’impegno dell’amministrazione locale, se questo è “il fare contemporaneo” dell’arte in Calabria, c’è ancora molta strada da fare, e l’arte contemporanea in questa regione rischia di rimanere essa stessa un’utopia.
edo grandinetti
mostra visitata il 14 febbraio 2004
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