Arrivata a destinazione con una fantasmagorica inaugurazione che ha visto lo scambio tra arte e performance, cinema e narrativa (proiezione de Il volo: sogno in video lungo la tratta binario-tranviaria Cecina-Livorno; presentazione del libro Italian Sud Est di Fluid Video Crew e dell’omonimo film, il docu-western salentino di Marco Saura, Caterina Tortosa e Davide Barletti), la mostra Scambisti – storie binarie di 1°, 2° e 3° classe a cura di Grazia De Palma, spunta come una sorta di curioso e coloratissimo fungo nella Sala del Dopolavoro ferroviario della Stazione centrale di Bari.
L’ “autoesclusione dal Giardino del Giudizio Critico” (Pablo Echaurren) sintetizza l’efficace manifesto della “Non Arte” che tutela Raimondo Del Prete (capostazione) e Franco Santini (tecnico verifica sicurezza) dalla scure di chi parla critichese e pertanto non sarebbe giusto guardare l’installazione con gli occhi “deformati” dell’esperto.
In un mirato disordinato eclettismo di linguaggi datati – collage e fotomontaggio, ad esempio – i due costruiscono un mini lunapark delle piccole cose di pessimo gusto che affollano l’immaginario “ferroviario”, rinchiuso claustrofobicamente nella Stuva della sculozza, “il mausoleo del treno”.
E siccome la loro ditta postale è partorita dall’incontro dei loro nomi, è naturale che sempre in coppia si riproduca, in situazioni molteplici ed esilaranti: planano su Vaticano, Firenze e Napoli, posti turistici da cartolina (addirittura rischiano di schiantarsi sullo scomparso pino di Posillipo), clonati in sagome multicolori, come pinocchietti snodati, seduti, in piedi, a mezzobusto, con cagnolino e gattino, in foto effetto 3D e in delicati ritratti a matita e, come da citazione, “oggi per fare del successo dono/ solidi stan su questo treno/ due ferrovieri assisi come in trono” (da IV L’Imperatore di Giovanni Pelosini).
E il successo sembrano meritarselo veramente, specie per la delicatezza con cui legano la “memoria” (nostra e loro: un viaggio in treno l’abbiamo fatto tutti) all’ “oggetto”, vendendo a buon mercato i ricordi.
Scrive Grazia Di Palma ”in un tempo di scambi & baratti l’arte può scomparire dai musei solo per ricomparire ovunque” e questa location è indovinata anche perché è collocata nello squallore architettonico e tra la modestia degli arredi di ambienti che dovrebbero invece offrire opportunità di svago, cultura ed incontro ad una categoria di lavoratori che già svolge mansioni abbastanza monotone.
Tuttavia l’inconveniente che incontrano queste iniziative fuori dai luoghi deputati dell’arte è che, chiuso il fortunato evento dell’inaugurazione, ci si dimentichi che esistono: un vero peccato per curatori e artisti, che non li scelgono certamente per la volontà del lo famo strano.
giusy caroppo
vista il 20 maggio 2004
Ambrosius: un itinerario riporta alla luce i tesori nascosti della Basilica di Sant’Ambrogio, arricchendo la visita con luoghi solitamente non…
Un libro che riattiva l’antico, tra poesia, mito e vulnerabilità: Gabriele Tinti dà voce al Pugile in riposo, la statua…
Negli spazi di Ex Elettrofonica, a Roma, Marco Bernardi mette in scena un mondo di oggetti che sfidano la logica…
Al via la decima edizione della Milano Art Week: in attesa dell'apertura di miart, in città già fervono le aperture.…
Futuri Emergenti Italiani è il catalogo che documenta la ricerca di 101 artisti under 35, selezionati per una mostra diffusa…
Fino al 15 maggio l'Edificio B12 della Manifattura Tabacchi ospita la mostra del fotografo Zhang Chaoyin, con sessanta opere sull’Himalaya,…