A prima vista possono trarre in inganno, ma è sufficiente soffermarsi qualche attimo in più per accorgersi che le opere di Marco Petrus (Rimini, 1960) non sono la versione moderna della Veduta della città ideale il celebre dipinto conservato ad Urbino.
In questa mostra comasca alle immagini di Milano che hanno reso celebre l’artista si sono aggiunte New York, Shanghai, Mosca, Londra, Napoli, la stessa Como. Le città di Petrus si identificano con immagini di edifici, in particolare quelli imponenti di cemento e vetro prodotti dall’architettura razionalista. Proprio a Como l’architetto Giuseppe Terragni – tra i principali esponenti del razionalismo europeo- ha lasciato due significative testimonianze nell’edificio Novocomum e nella Casa del fascio. Il gioco di angoli e superfici curve di Novocomum e la facciata solida e trasparente della Casa del Fascio, “un mosaico di quadrati che incorniciano il vuoto” (Pontiggia) si ripetono nelle opere di Petrus che le dipinge da angolazioni sempre nuove.
Petrus è affascinato dalle forme nitide, dalla trasparenza e dalla monumentalità dell’archiettura razionalista. Ne raffigura i palazzi mediante prospettive oblique, punti di vista ravvicinati, scorci prospettici virtuosi e i recenti Upside Down nei quali su angoli opposti della tela si fronteggiano due parti diverse dello stesso edificio. Figure definite da contorni netti e un uso rigoroso della geometria; edifici dipinti con campiture di colore piatto e denso; cieli incombenti di colore azzurro, blu notte, ma anche arancio o rosso rubino. Meno viste e di carattere più descrittivo –anche meno espressive- alcune delle opere su carta, in particolare le immagini di Manhatthan che raffigurano da visuali diverse il gruppo dei grattacieli della city.
Impossibile –dicevamo- considerarle una versione moderna della Città ideale. Le armoniose architetture del dipinto rinascimentale sono sostituite da grattacieli massicci, palazzi multipiano con balconi angusti e finestre che sembrano cieche o chiuse da vetri spessi che non lasciano intravedere niente.
C’è un che di inospitale nelle città di Petrus nelle quali l’uomo non ha parte. Non solo perché non compare mai direttamente. Anche la Veduta della città ideale è priva di personaggi ma la piazza è così accogliente che si avverte la presenza della mente e della mano dell’uomo-costruttore, artefice di una città bella da vivere e da abitare. Gli edifici di Petrus chiusi e compatti sembrano respingere l’uomo con il loro aspetto inviolabile e massiccio oppure offrire come unica alternativa quella di rinchiuderlo implacabilmente entro le proprie mura, in uno dei minuscoli appartamenti che si moltiplicano negli edifici multipiano. È come se l’architettura fosse sfuggita al controllo del suo creatore e lo avesse imprigionato.
Ogni opera è pienamente leggibile: una porzione di edificio perfettamente riprodotta su tela sullo sfondo di un cielo compatto. Ma non è tutto qui. La forza evocativa della pittura di Petrus è grandissima e lascia aperta la via ad interpretazioni diverse. Elena Pontiggia –curatrice della mostra- sottolinea la concretezza e la solidità delle immagini di Petrus: “in un mondo come il nostro che adora le i
E ancora si potrebbe osservare come Petrus in qualche modo abbia distorto l’uso della geometria e della prospettiva: se in passato la prospettiva è stata utilizzata per misurare lo spazio abitato dall’uomo, conoscerlo e renderlo più gestibile, Petrus sembra aver stravolto questa convenzione. I suoi spazi –perfettamente geometrici- non sembrano né misurabili né user friendly, tutt’altro, incombenti e soffocanti. Se –come è stato osservato- la geometria è stata uno strumento potentissimo per ridisegnare il mondo e il rapporto dell’uomo con esso, Petrus offre a nostro avviso una lettura drammatica e appassionante di questo rapporto che ha ben poco a che vedere con la prospettiva di albertiana memoria.
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