Categorie: altrecittà

fino al 29.VII.2007 | Johannes Kahrs | Bergamo, Gamec

di - 20 Aprile 2007

La Pop Art ha portato in auge l’appropriazione di immagini mass-mediatiche da parte dell’arte, dando un senso di celebrazione acritica ad una realtà che fino ad allora era, tutt’al più, giudicata di gusto appunto popular. Man mano che la società industriale si affermava come società estetica è però venuto meno il bisogno di riscattare questo bombardamento iconico, ormai largamente diffuso e accettato. L’industria dell’immagine è divenuta un dato di fatto, seppure imprescindibile.
Questa è l’ottica del giovane tedesco Johannes Kahrs (Brema, 1965), per la prima volta in mostra presso un ente museale italiano.
Nelle cinque sale dedicategli, più che l’ostentazione di un discorso sul ruolo sociale dell’immagine, si percepisce una riconquista degli eventi dipinti. A partire dalla tecnica, manuale e relativamente lenta (Kahrs realizza al massimo una ventina di opere all’anno). Non a caso il titolo della mostra (Men with music) comincia con la parola Men: si parla di uomini. Carne, gesti, eventi minimi, guardati da un’ottica altrettanto umana. Le tele ed i pastelli di Kahrs propongono in medio formato particolari ingranditi di persone in azione; spesso sono raffigurati degli arti, a volte dei volti.
Si riconosce la natura derivata dei dipinti, con onestà. Sono brani tratti da immagini trovate, foto di giornale o fotogrammi di film, parte dello sterminato patrimonio visivo della nostra società. Kahrs ne riproduce anche le imperfezioni tecniche, ammette il suo debito, ma ripudia l’emulazione iperrealista, lo scopo è andare oltre. Cancellate le identità, ipertrofiche in altri regimi dell’immagine, soppressa ogni ambientazione storica o sociale attraverso stesure compatte di colori scuri. Per dirla con McLuhan, dallo stereotipo si passa all’archetipo. E si tratta dei simboli della nostra società, prelevati già fatti: violenza quotidiana, spesso sottile e subdola, assenza, masochismo, sessualità.
La raffigurazione è sottratta al tempo narrativo, alla consequenzialità, diventa un oggetto a partire dal quale s’instaura un confronto critico.
Si percepisce un’atmosfera di mistero e fascinazione, un tentativo di raggiungere la verità dell’essere umano, non più data a priori. Persino lo spettatore viene tenuto a distanza, respinto dai riflessi dei vetri davanti alle immagini (una scelta espositiva voluta dallo stesso autore). Non ci sono facili identificazioni. Kahrs tenta di mettere a nudo immagini altrimenti note. “Essere nudi significa essere esposti senza protezione… significa pelle, umore, colore, lividi, bellezza, malattia, stimolazione sessuale, vulnerabilità.” Ne risulta un’opera che, se tecnicamente può ricordare Gerard Richter, psicologicamente è più vicina al dramma continuo di Francis Bacon di afferrare l’uomo lucidamente, nonostante lo scetticismo nei confronti della pittura figurativa (e della fotografia) di poter mai riuscirvi. O, per restare in territorio teutonico, può evocare il clima di sospensione del Realismo magico, come nel caso delle sporadiche scene di ambienti vuoti in cui l’assenza è paradossalmente tangibile. L’accademismo però non è che casuale, emerge in qualche torso o in quella quinta teatrale di “3 figures in a room”. Ma non c’è enfasi, nella stesura come nella scelta del soggetto, il dramma aleggia e s’intuisce nel prima (o nel dopo) dell’immagine. Kahrs sostiene che se l’orrore è passato, i colori sono più brillanti.

caterina porcellini
mostra visitata il 3 aprile 2007


Johannes Kahrs – Men with music
Gamec (Galleria di arte moderna e contemporanea), Via San Tomaso 52, Bergamo – Da martedì a domenica 10 – 19:00; giovedì 10 – 22:00; lunedì chiuso.
Biglietto intero Є 4 / ridotto Є 2,50. Visite guidate per gruppi Є 65 / per scuole Є 50. Previste visite guidate gratuite in date speciali, per informazioni e prenotazioni: 338/6868231. Ingresso gratuito nella Settimana della Cultura (12-20 maggio 2007) – www.gamec.it– Tel: 035/399528 Fax: 035/236962
Curatore: Alessandro Rabottini
Catalogo: edito da Diamondpaper, Berlino


[exibart]

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