Si è inaugurata negli spazi del Museo del gioco e del giocattolo una mostra davvero appassionante: giocattoli di latta appartenenti alla collezione del pasticciere Nicolò Gismundo che da oltre vent’anni raccoglie nei mercatini e nei negozi di modernariato questi piccoli balocchi di latta e di metallo a corda o a batteria.
Ne ha ormai riuniti oltre 200, ma di questi sono esposti solo 80, i più rappresentativi, dai primi del ‘900 alla seconda metà degli anni ’60. Fra i pezzi più interessanti ritroviamo una farfalla che agita le ali degli anni ‘60, un pesce grande che insegue uno più piccolo per poi mangiarlo, gattini che giocano con la palla, clown motociclisti e automobiline. Fascino d’altritempi che incuriosisce i piccoli di oggi abituati ai giochi in plastica e ai computer.
Se andiamo indietro negli anni, il primo giocattolo automatico in legno, stoffa e metallo, che rappresenta un suonatore di flauto, è stato costruito dal signor Jacques Vaucanson intorno al XVIII secolo. In seguito i produttori di automi sono stati gli
La moda degli automi non investe solo le industrie di giocattoli, anche la letteratura del tempo affronta la nuova invasione dei giocattoli meccanizzati. Nel 1866 esce il romanzo Eva Futura di Villiers de l’Isle-Adam ironica esaltazione dei robot e nostalgia dell’ormai remota umanità che l’inventore Thomas Alva Edison sembra aver cancellato con le sue cose strane quanto ingegnose .
La maggiore richiesta dei balocchi dal cuore d’acciaio arriva dall’America ma le più importanti industrie sorgono in Inghilterra, Francia (Rossignol, Faivre, Roitel e la C.I.J.) e Germania (Hess, Bub, Marklin e Schuco). Sono questi gli anni in cui nasce il Meccano, gioco costituito da piccole barrette forate con bulloni e viti che il bambino può assemblare a suo piacimento per “dar vita” a giocattoli sempre inediti.
L’Italia con la INGAP di Padova e la Marchesini di Bologna non è da meno alle fabbriche delle nazioni mitteleuropee nella costruzione di balocchi. Con la Prima e la
I rumorosi giocattoli in latta e molle pian piano vengono sostituiti da quelli in plastica con motori a batteria. L’era della robotica si affaccia minacciosa sulla docile latta che, nel miglior dei casi a malincuore è abbandonata nei polverosi bauli in soffitta o in cantina.
Un appuntamento irrinunciabile per nonni e genitori nostalgici, ma anche per bambini troppo tecnologici per risvegliare in loro la poesia dei giocattoli in metallo.
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rosita fanelli
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