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fino al 30.I.2008 | Alex Pinna | Terni, Ronchini Arte

di - 16 Gennaio 2008
Allungata, come un’ombra al calar della sera, la smilza scultura in bronzo, dalle misure esagerate, si appoggia stanca, quasi affranta, sulla facciata. Perché, dopo una lunga giornata di affanni e nevrotiche corse, si ha il gran desiderio di lasciarsi andare. E Alex Pinna (Imperia, 1967; vive a Milano) esprime, con una puntualità toccante, quasi sfacciata e impertinente, questa assoluta spossatezza che invade ogni membra. Quello sfinimento che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha sperimentato. Per questo arriva dritto allo stomaco.
Pinna, però, anche attraverso esili corde e nodi, esprime e infonde un vasto genere di toccanti (e non sempre piacevoli) sensazioni, quelle sensazioni di vuoto, quasi di disperazione, che invadono l’anima in alcuni periodi bui della vita. Ma, come appunto accade nella vita, di attraversare alti e bassi, le sue sculture esprimono emozioni che cadono in picchiata in una totale tristezza e balzano veloci in un’immensa leggerezza e gioia. Ma sempre con quel pizzico d’ironia e quella quasi infantile semplicità.
Entrando nel contenuto spazio della galleria ritroviamo le sculture realizzate con spago e nodi, con le loro esili forme allungate, sostenute da improbabili piedi che compiono azioni con impossibili mani, che esprimono emozioni con un’assente mimica facciale. E così, da una riflessione sull’individuo, nel suo stare nel mondo, è passato a una riflessione sull’individuo nel suo relazionarsi col prossimo, soprattutto in un legame di coppia, e ora è ritornato a una riflessione sull’individuo nel confrontarsi sempre col mondo circostante, ma più specificamente con l’arte e i suoi media, e con il proprio individuale immaginario. Da qui il titolo Iosonote, enucleato da una scultura in bronzo acefala che tiene sulle mani due teste, trasposizione tridimensionale del trittico di disegni Io-Iosono-Iosonote, in cui l’artista cerca di immedesimarsi nell’Altro. “Ho riflettuto”, afferma Pinna, “sul due, inteso come coppia ma anche come la dualità stessa dell’individuo”. Ruotando intorno a due temi principali: il gioco e l’infanzia.
Quest’ulteriore scarto della ricerca di Pinna è, per l’appunto, annunciato dalle recenti sculture in cui “l’omino di corda” si relaziona con l’arte, identificata per antonomasia con la pittura, dove la tela è parte della scultura, dove la scultura interagisce con la struttura della tela. Da qui nascono le “pittosculture”, dove “c’è qualcosa che lo muove nella materia profonda che compone il mondo”, spiega Pinna. Ecco, allora, le sue microstorie. “L’omino di corda”, allungato sul lato superiore di un quadro, che solleva, con l’impossibile mano, un piccolo triangolare lembo nell’angolo inferiore della tela, come a volerne mettere a nudo lo scheletro, l’essenza. “L’omino di corda” che, sugli improbabili piedi, stringe i due lati della tela, deformandola. “L’omino di corda” che si siede sul bordo superiore della tela, che s’incurva sotto il suo peso.
In fondo, al centro della parete, il noto Felix the Cat (ideato nel lontano 1919 da Otto Messner, l’archetipo dell’animazione stessa) che sospinge o sostiene “l’omino di corda” che, con estrema fiducia, si abbandona a esso. E Felix è sentito come una sorta di alter ego, con l’intento di recuperare quella morbidezza e naturalezza delle cose, della nostra cultura, della nostra infanzia.

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mostra visitata il 15 dicembre 2007


dal 15 dicembre 2007 al 30 gennaio 2008
Alex Pinna – Iosonote
Galleria Ronchini Arte Contemporanea
Piazza Duomo, 3 – 05100 Terni
Orario: da martedì a sabato ore 10-13 e 16-20
Ingresso libero
Catalogo Gli Ori con testi di Andrea Bellini, Marco Enrico Giacomelli e Marco Senaldi
Info: tel./fax +39 0744423656; info@ronchiniarte.com; www.ronchiniarte.com

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