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Fino al 30.IX.2016 | Le sentinelle della duchessa. I Testimoni di Mimmo Paladino | Museo Archeologico di Santa Scolastica, Bari

di - 15 Giugno 2016
Dialogare con opere e contesti antichi traendo da essi suggestioni visive e memoriali è oggi molto più di una semplice consuetudine, è forse il procedimento museografico di maggiore successo dell’era contemporanea, coerente riflesso del pensiero postmoderno che nel passato ha indicato l’origine del futuro e nei traguardi raggiunti ha riconosciuto gli strumenti per conseguire quelli successivi. Un modus operandi derivante da un ben delineato atteggiamento speculativo che non ha mancato di coinvolgere artisti, curatori, musei, trasformandoli in Giano bifronte, in una moltitudine che avanza guardandosi alle spalle. Il ruolo dell’artista contemporaneo, in particolare, – ha precisato Anish Kapoor – non è occupare lo spazio, ma inserirsi all’interno di un contesto storico per creare un dialogo nel tempo attraverso l’arte.
Tra i primi è più convinti assertori italiani del dialogo cronologico è Mimmo Paladino, esponente di punta della Transavanguardia, da sempre interessato alla Storia dell’Arte come inesauribile riserva di racconti, immagini e attitudini, sconfinato serbatoio da cui attingere a piene mani, ingannando il flusso temporale attraverso interventi dichiaratamente ispirati a produzioni antiche.
Un’ulteriore conferma arriva dal suo nuovo intervento pugliese, ospitato nel Bastione di Santa Scolastica, restituito alla sua originaria spazialità da recenti lavori di restauro, avamposto sul mare dell’omonima area archeologica, nonché luogo deputato ad ospitare il futuro Museo Archeologico della Città Metropolitana. Nello spazio che un tempo fu della chiesa paleocristiana dei santi Giovanni e Paolo, di cui ancora si legge l’impianto a tre navate absidate, Paladino ha collocato due dei suoi Testimoni, sculture in tufo realizzate in venti esemplari, simili l’uno dall’altro ma di fatto diversi; figure categoriali ed archetipe, attraverso cui rileggere la storia dell’arte antica in un peregrinare continuo tra est ed ovest del Mediterraneo. Già presentati a Ravello nel 2013, in un’ipotetica piazza metafisica (atmosfera prediletta dall’artista come testimonia anche il celebre Hortus conclusus nella sua Benevento), oggi i Testimoni, per volontà dei due curatori, Clara Gelato ed Enzo Di Martino, assumono il ruolo di “sentinelle della duchessa”, omaggio a Bona Sforza, figlia di Gian Galeazzo, signore di Milano, regina di Polonia e duchessa di Bari dal 1524, a cui si deve la costruzione dello stesso Bastione.

Un modo per dialogare con il luogo, dunque, con la sua comunità e la sua storia, ma anche per lanciarsi in un’esamina della produzione scultorea passata, tra civiltà antiche e riproposizioni contemporanee. Le due imponenti figure si ergono al fianco di tre superbi crateri antichi, differenti per fattura e cronologia. Simili a totem, entrano in sintonia con lo spazio, recuperandone colore ed essenzialità stereometrica. Anche la luce, fioca e direzionata, contribuisce alla mise-en-scène, facendo assumere allo spazio i connotati di una camera sepolcrale o di un misterioso luogo di culto.
Quello dei Testimoni è un tema ricorrente nella ricerca espressiva di Paladino. Apparsi per la prima volta nel 1985, non a figura intera, scolpiti in pietra di Vicenza e decorati ad encausto ed olio, sono stati poi riprodotti in bronzo, alluminio, terracotta ed oggi anche in tufo. Figure solenni ed asessuate, cariche di storia e di memoria, compatti nella forma, riprodotte a grandezza umana ma con evidenti aspirazioni architettoniche e persino presunzioni di monumentalità.
Guerrieri, filosofi, pensatori, tutte queste figure insieme oppure nessuna, i Testimoni sono un compendio iconico di arcaismo mediterraneo, un mirabile riassunto attraverso cui raccontare sette e più millenni di ricerca artistica, dalle forme mesopotamiche ed egizie alle steli daune, dalle Madri di Capua ai kouroi greci, dal Guerriero di Capestrano (capolavoro dell’arte italica amato e riproposto da Paladino in un’omonima opera del 2008) alla plastica longobarda e carolingia, fino alle sculture di Modigliani e alle più essenziali soluzioni martiniane.
Posizione ieratica, sguardo fisso, superficie ruvida, modellato energico, sono gli ingredienti di una produzione scultorea perfettamente riuscita, efficace sia sul piano formale che su quello speculativo, capace di instaurare un rapporto dialogico con lo spettatore senza rinunciare al mistero della rivelazione, fondamentale affinché l’Arte possa continuare ad assolvere alla sua duplice funzione sociale di interrogazione ed elevazione.
Carmelo Cipriani
mostra visitata il 27 maggio
Dal 30 aprile al 30 settembre 2016
Le sentinelle della duchessa. I Testimoni di Mimmo Paladino
Museo Archeologico di Santa Scolastica
Via Nino Rota, 70132 Bari
Orari: lunedì e da mercoledì a sabato, dalle 10 alle 17; domenica e festivi, dalle 10 alle 14.00

Nato a Terlizzi nel 1980, è giornalista, critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università degli Studi di Lecce, si perfeziona sull'Arte del Novecento all'Università degli Studi di Bari. Già cultore della materia in Museologia presso l’Università degli Studi della Calabria e docente a contratto presso l’Accademia di Belle Arti di Vibo Valentia, ha condotto studi specialistici e curato mostre per Soprintendenze, istituzioni e musei.  

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