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Fino al 30.IX.2018 | L’elogio della mitezza | Pinacoteca Comunale P.Tacchi-Venturi, San Severino Marche

di - 29 Settembre 2018
La mostra si svolge in un clima di elegante dialogo con la Pinacoteca, un saggio di Norberto Bobbio da cui viene estratto il titolo, “L’elogio della mitezza”, appunto, ne delinea le caratteristiche. La mitezza è una virtù debole, propria di chi non ha potere, e al tempo stesso potente, poiché anticipa un mondo migliore su questa terra.
È l’antidoto alle degenerazioni della società, così l’arte diventa un rimedio necessario nell’epoca delle Barbarie.
Le opere dei quattro artisti riunite attorno a questo saggio usano il linguaggio come motore di invenzione e metamorfosi della forma. Il saggio è utilizzato come materiale che ispira, poi diventa all’interno della mostra un’etereo rimando se associato alle opere.
Gli artisti offrono usi o modi di apparenza equivalenti fornendo una reinterpretazione poetica, con immagini, decostruzioni, labirinti di significato che rendono possibile compiere il proprio viaggio, l’esplorazione del gesto pittorico con il suono cercandone la geometria della sua espressione.
Come nel caso della scultura sonora Memorie di Giorgio Staffolani che condensa tramite l’impronta un gesto musicale, abile risultato di un processo di reinterpretazione della spazialità degli ambienti che ci circondano.

Giorgio Staffolani, Memorie, 2018, carta cotone, carta carbone su rullante, audio, dimensioni variabili, 60x60x17,5cm.

Maria Antonietta Scarpari negozia dalla lunga storia della pittura dei riferimenti legati al rigore compositivo ed ai soggetti scelti, mettendoli costantemente in discussione – e spesso annullando – le sue componenti principali; producendo immagini che riflettono la complessità e la contraddizione moderne; ne è esplicativo il lavoro Primavera esposto al piano terra della Pinacoteca Civica.
L’installazione Alla radice di Maria Elisa D’Andrea composita da cinque cerchi di stoffa guarniti con perline, e da parti che vengono adagiate l’una sull’altra; nei quali ogni lavoro ne contiene un altro, in un gioco infinito di rimandi nel quale si fonde in un dialogo generatore di memoria e di identità. Ogni colore ha un preciso significato; nelle parti bianche i fili dei gomitoli sono legati l’uno all’altro con una perlina rossa che simboleggia il legame di sangue, mentre le parti rosse e nere sono reliquiari. L’opera utilizza una serie di riferimenti profondi che riportano alla sua terra di origine e alle sue origini Friulane;  una terra di confine, dove fino a pochi anni fa la cultura era fatta di una componente magica e di una componente religiosa, che erano profondamente mescolate.
Scivolando sempre più verso le distanze di un viaggio di vasta portata in Arabia Saudita, i lavori fotografici di Ashraf Fayadh sono il frutto di lunghe osservazioni attente e di slanci emozionali o di marginali inclusioni della quotidianità che solitamente sono inosservate. Come viene riportato dal breve testo della scrittrice marocchina Sana Darghmouni: “sono un modesto tentativo di tracciare e rivelare la profondità e l’importanza che hanno questi piccoli dettagli nel formare la struttura vitale dell’uomo moderno, le sue contraddizioni e divergenze ma anche le coincidenze che possono cambiare all’infinito il corso delle cose. Sono messaggi forti e autentici che l’artista cerca di esprimere in un modo visivo diretto.”

Fabrizio Orsini
Mostra visitata il 15 settembre
Dal 29 Agosto al 30 Settembre 2018
Maria Elisa D’Andrea, Maria Antonietta Scarpari, Giorgio Staffolani e Ashraf Fayadh
Pinacoteca Comunale P.Tacchi-Venturi
Palazzo Manuzzini
Via Salimbeni, 39 – San Severino Marche (MC)
Orari: da martedì- a sabato 9.15-13 / 15-19 domenica 9.30-13 / 15-19

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