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Fino al 30.V.2015 | Giulia Dall’Olio, Visioni del Settimo Giorno | Vibra – Spazio Contemporaneo di Idee, Ravenna

di - 21 Maggio 2015
Paesaggi evocativi e lussureggianti, le Visioni del Settimo Giorno si rivelano come terre incontaminate in cui lo sguardo si ferma a riflettere e si perde nella minuziosità della pittura. Giulia Dall’Olio, classe 1983, è una giovane pittrice bolognese, tra le più promettenti della sua generazione, autrice di opere che affascinano e testimoniano una ricerca stilistica complessa, in cui la tradizione del paesaggio barocco e romantico si mescola allo sguardo contemporaneo. Vincitrice del Premio Marina di Ravenna nel 2013, Giulia Dall’Olio torna ad esporre nella cittadina romagnola con una mostra “visionaria”, in cui i suoi paesaggi si fanno testimoni di un momento perso nel mito, quasi raccontando ciò che poteva vedere Dio «dopo le fatiche della creazione», come scrive Sandro Parmiggiani, curatore della mostra, che sottolinea come in queste opere si possa ritrovare «l’incanto di una vegetazione rigogliosa che affonda le sue radici […] nella terra e protende dentro il cielo le sue fronde […], la natura come tramite che collega la terra al cielo, ciò che può definirsi il finito e ciò che invece è l’infinito, l’ignoto, l’inconoscibile. Ci fanno pensare, questi dipinti, a un mondo incontaminato, preservato dalle cupidigie e dai saccheggi dell’uomo». Ne abbiamo parlato con la pittrice.
In un momento storico in cui l’arte si indirizza verso la continua ricerca di nuove espressioni ed estetiche minimaliste, tu torni indietro, guardando alla tradizione pittorica classicista.
«È un tornare indietro per andare avanti, citando Benjamin. Nella mia arte entrano le mie origini emiliane. C’è il paesaggio fotografico di Ghirri, quello descritto da Celati e quello dipinto da Basoli. Ma c’è anche un riferimento a una natura vissuta, che mi appartiene a livello genetico e un forte rapporto con il mondo spirituale, come ha giustamente colto ed evidenziato Sandro Parmiggiani».

Il tuo modo di dipingere si completa sempre con colature e segno incisorio, cosa rappresentano per te queste pratiche?
«Alla pittura associo sempre un’incisione. A volte un piccolo tratto, altre arrivo a infrangere in più punti la tavola. È per me un modo di lasciare una traccia indelebile nella mia opera. Se la pittura svanisce, il segno rimane. E nel caso del paesaggio, il segno rappresenta le radici dei vegetali. Ossia l’origine e la nascita, ciò che è la base del divenire. Non solo, ma è anche il collegamento con il mondo altro, con la parte immateriale dell’esistenza. Le colature, invece, sono il simbolo della trasfigurazione, parti indefinite che vanno verso il “sono”, nel caso specifico la pennellata precisa della foglia si fa colatura e non il contrario».
Il paesaggio e gli elementi naturali tornano anche nelle tue opere grafiche, divise tra rappresentazioni di paesaggi rocciosi e spogli – in netta contrapposizione con i tuoi dipinti – e un ciclo di lavori in cui includi elementi vegetali all’interno di antiche basiliche cristiane. Come possono conciliarsi questi due opposti, il dato naturale con quello artificiale, umano?
«Accanto al paesaggio, nei miei disegni compare l’elemento architettonico, inteso e indagato come simbolo dell’interazione dell’uomo con il paesaggio. Se nei dipinti la natura non prevede questo incontro, nei disegni cerco di riconciliare questi due concetti, natura e uomo. E il momento di riconciliazione per me passa attraverso la bellezza, quella naturale di un fiore come quella di un’architettura sacra».
Leonardo Regano
mostra visitata il 18 aprile
Dal 18 aprile al 30 maggio 2015
Giulia Dall’Olio, Visioni del Settimo Giorno
Vibra – Spazio Contemporaneo di Idee,
via M. Fantuzzi, 8 Ravenna
Orari: martedì – giovedì 16.30 – 19.00 (mattina su appuntamento); sabato 10.30 – 12.30 e 16.30- 19.00
Info: tel. 3357201015; abramiki@gmail.com

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