Categorie: altrecittà

fino al 30.VI.2005 | Yumi Karasumaru – T/okyo Agers | Brescia, Fabio Paris

di - 1 Giugno 2005

È visibilmente felice Yumi Karasumaru (Osaka; vive a Bologna) quando accoglie i visitatori della sua personale nello spazio di Fabio Paris. Sono state necessarie alcune ore per la vestizione e l’acconciatura, ma il risultato è impeccabile. Un costume tradizionale che l’artista giapponese indossa con naturalezza, senza affettazione, ma che fa piombare in un ambiente radicalmente diverso. D’altro canto, nel lavoro di Yumi Karasumaru non è estranea la dimensione performativa. Basta “sfogliare” il portfolio realizzato nel 2001, una vera e propria opera in flash, dove fra l’altro si possono osservare alcuni video la cui azione è appunto interpretata dall’artista. Si potrebbe leggere nel medesimo senso il canto tradizionale nel quale si è esibita durante la stessa sera, con una dolcezza che strideva accanto alle sue tele. Perché il punto è esattamente questo. Nella personale bresciana, ma anche nelle serie dedicate alla famiglia o alla bomba, Yumi si è confrontata e si confronta continuamente col passato. Col proprio vissuto personale e con la tradizione più lontana, ma inevitabilmente filtrati dalla sua emozionalità e visione.

E tuttavia, se si limitasse a questo ci troveremmo di fronte a un lavoro di mero dialogo col tempo andato. Intimo e/o storico. Dal valore nazionale oppure strettamente personale. Il che non sarebbe necessariamente criticabile, pur perdendosi nel mare magnum di indagini similari compiute per esempio da molti artisti cinesi contemporanei. Occorre allora indagare un po’ più a fondo il suo fare, rintracciarvi le peculiarità che ne contraddistinguono il procedimento artistico.
I lavori in mostra sono una decina, tutti recenti, uno dei quali è stato terminato poco prima dell’inaugurazione. Lo stridìo al quale si accennava concerne certamente l’abito tradizionale e le celeberrime minigonne delle collegiali giapponesi. O il loro trucco pesante, i gesti sguaiati che cozzano con l’inchino tutt’altro che lezioso di Yumi. O ancora fra l’accartocciamento su una borsetta e le mani giunte con delicatezza. Il sorriso appena accennato e la smorfia aggressiva. Sono tutti fattori che creano una distanza. Non un allontanamento. È come se Yumi indossasse il kimono per vedere meglio ciò che ha di fronte quando, per le strade di Tokyo, osserva e fotografa le sue improvvisate modelle.
Poi basterebbe pochissimo. Decidere la soglia di solarizzazione, le dominanti cromatiche, sull’immancabile Photoshop. Yumi invece fa ancora un passo indietro, senza però miniare i propri scatti. Utilizza un proiettore – come faceva Schifano, con un balzo in avanti, in quel caso – e ricama le immagini, i loro contorni, spesso a matita.

Solo in seguito intervengono i colori, le chine e gli acrilici. Con una sapienza cromatica strabiliante dà allora vita a calde solarizzazioni manuali, dove possono dominare i rossi o i rosa, tonalità che si susseguono e inseguono con una presa di distanza almeno temporanea dal soggetto. Al punto che, da un’osservazione prossima alla tela, ne scaturisce un effetto quasi optical.
Ma è a quel punto che si opera l’ennesima rivoluzione. Perché le zone bianche, che si pensava dovessero “soltanto” articolare lo spazio pittorico, pullulano invece di personaggi da fiaba acida. Pupazzetti e topolini, gadget e diavolerie elettroniche. Ovvero, dove pareva celebrarsi la calligrafia, emerge invece la contemporaneità più spinta.
Che dire allora, se non rinnovare l’auspicio espresso nel 2003 da un giovane collezionista? Fra tanta pittura inguardabile al MiArt X, qualche Yumi in più sarebbe stata oltremodo gradita.

articoli correlati
Alla XIV Quadriennale
Doppia personale con Yu Hirai all’Agenzia 04
Da 3G a Udine
Ad ArteFiera 2003
Sempre ArteFiera 2003, secondo un collezionista

link correlati
Il sito di Yumi Karasumaru

marco enrico giacomelli
mostra visitata il 14 maggio 2005


Yumi Karasumaru – T/okyo Agers
Fabio Paris Art Gallery
Via Alessandro Monti 13 – 25121 Brescia
Orario: dal lunedi al sabato 15-19. Festivi su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 0303756139; fax +39 0302907539; fabio@fabioparisartgallery.com; www.fabioparisartgallery.com
Brochure con un saggi di Roberto Pinto e Takuo Komatsuzaki


[exibart]


Articoli recenti

  • Beni culturali

Il mercante d’arte David Nahmad dovrà restituire il Modgliani rubato da nazisti

Dopo una battaglia legale durata dieci anni, la giustizia ha deciso: il miliardario mercante d'arte David Nahmad dovrà restituire un…

7 Aprile 2026 18:30
  • Arte contemporanea

Per Giusi Sferruggia, la pittura è un rituale tra controllo e abbandono

In questa intervista a margine della sua mostra negli spazi di MARTHA, a Palermo, Giusi Sferruggia ci racconta la sua…

7 Aprile 2026 15:30
  • Progetti e iniziative

I Limiti Non Esistono: il libro-scultura di Fulvio Morella per Milano Cortina 2026

Il progetto di Fulvio Morella, presentato in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, raccontato in un libro…

7 Aprile 2026 13:30
  • Mostre

Cinque artiste per ripensare il rapporto tra corpo e mondo, in mostra a Milano

Negli spazi milanesi di Artopia, una mostra collettiva riunisce le opere di Kesewa Aboah, Alberte Agerskov, Aléa Work, Dimitra Charamandas…

7 Aprile 2026 12:30
  • Arte contemporanea

La Pop Art è sempre contemporanea: una grande mostra al Guggenheim di New York

Il Guggenheim Museum di New York ripercorre la sua storia espositiva e la propria collezione per rileggere la Pop Art…

7 Aprile 2026 11:30
  • Bandi e concorsi

Via Artis Plan de Corones: l’open call per un’opera site specifc a 2.275 metri

La Via Artis sul Plan de Corones, nelle Dolomiti altoatesine, lancia una open call per un’opera site specific a 2.275…

7 Aprile 2026 10:30