Categorie: altrecittà

Fino al 30.VII.2016 | Rosy Rox, Vuoti d’ombra | Galleria Paola Verrengia, Salerno

di - 27 Luglio 2016
Rosy Rox (Napoli, 1976) analizza e riferisce gli aspetti mutevoli di una società in cui il dubbio e l’incertezza lasciano spazio al “perturbante”, Unheimlich, indagando “il lato oscuro” delle cose che Sigmund Freud definisce come «ciò che dovrebbe restar nascosto e che invece affiora», spesso sotto forma di sogno. I lavori in mostra alla Galleria Paola Verrangia per “Vuoti d’ombra”, a cura di Antonello Tolve, si presentano come poetici e inquietanti doppelgänger, doppi di una realtà ambigua ed evanescente di cui le ombre ne divengono l’emblema, immagini distorte di un sogno che prende forma e consistenza.
Lo studio delle zone buie, intese come duplicato del sé e del mondo reale, porta a una angosciosa disgregazione dell’oggettività, dove queste si concretizzano in oggetti metallici e fulgenti. L’artista cattura l’essenza dell’intangibile e la trasferisce nella materia, cristallizzando la luce e il tempo come in Soffio Vitale (2016) e Corpo d’ombra (2016).
Il rapido alternarsi di buio e chiarore, di sogno e realtà, di materiale e immateriale, conduce lentamente al vuoto, a uno stato di sospensione che convoglia verso l’ultima installazione e spinge l’osservatore in una dimensione altra. Vuoti d’ombra (2016) è infatti un’opera a parete che replica il funzionamento di una meridiana, dove l’ombra, però, non segna la posizione del sole e il convenzionale scorrere del tempo ma traccia un tempo artificiale, dettato dalle luci dello spazio e dalle ombre dei visitatori. Si tratta di un tempo interiore, il tempo di chi osserva, del pubblico che si proietta e si perde nell’enigmatico dispositivo. L’ombra a cui si riferisce l’artista è parte della personalità e, secondo le teorie junghiane, un archetipo, un lato primitivo dell’individuo ereditato nel cammino evolutivo.
È agli archetipi che si riferisce anche l’ultima performance che l’artista ha concepito per l’Associazione culturale Tenuta dello Scompiglio, di cui è possibile vedere in mostra alcuni scatti, realizzati da Ciro Fundarò. Le foto presentano l’artista come una figura ibrida, in cui si colgono una serie di archetipi, immagini di concetti che ci riportano agli antichi miti greci e alle radici della nostra personalità, costruita su convenzioni, sovrastrutture sociali, culturali e psicologiche. Un coacervo di simboli che rimandano a un immaginifico concilio degli Dei in cui, a tratti, qualcuno grida più forte, determinando pensieri e azioni del vivere quotidiano.
Le allegorie di Rosy Rox interrogano la complessità dell’essere, i limiti e le sue irriducibili dicotomie mostrando, al tempo stesso, la possibilità e la necessità di dare voce anche agli archetipi che più ci spaventano, quelli che sentiamo estranei e tendiamo a respingere, perché completano l’articolato mosaico della personalità e ci aiutano a familiarizzare con le nostre stesse imperscrutabili “ombre”.
Ilaria Tamburro
mostra visitata il 10 giugno
Dall’11 giugno al 30 luglio 2016
Rosy Rox, Vuoti d’ombra
Galleria Paola Verrengia
Via Fieravecchia 34, Salerno
Orari: dal lunedì al venerdì, dalle 17 alle 20:30, il sabato dalle 17 alle 21

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