Bidoni e immondizia, packaging abbandonato, piatti con muffe e funghi. Un asilo pieno di scimmiette morte, una cicogna annidata su una torre di batterie d’auto, una scatola Brillo spaccata. E ancora, teche piene di vecchi giornali, piccoli oggetti e animali, lumache uova, vassoi, polvere. “Non toccare”: l’avvertimento campeggia silenzioso. La personale di Bertozzi&Casoni ha inaugurato in occasione del Festival Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo (16 – 18 settembre) dedicato quest’anno al tema dei sensi. Sembra paradossale, eppure le opere in ceramica dei due artisti non si possono toccare, perché il senso del tatto tradirebbe quello della vista, che a sua volta tradisce quello dell’udito: le installazioni esposte, che accumulano oggetti ready-made in composizioni simboliche e decò, sono infatti stranamente mute. Guardandole paiono echeggiare mille parole, canti, sospiri, scrosci, grida, effusioni, scricchiolii, singulti, stridori. E’ l’effetto di un’opulenza visiva, dei vividi colori e delle forme arricciate, arrotondate, dispiegate e ritorte: una sinfonia visiva che diventa rumore nella mente dello spettatore. Rumore silenzioso di un perfetto iperrealismo, che “obbliga” lo spettatore intontito a toccare per verificare.
Quando la vista cede la propria supremazia, e si dichiara vinta perché incapace di uscire dalle pieghe dell’incertezza prodotta dall’iperrealismo, il tatto viene chiamato in causa come estremo tentativo di rimettere le cose in ordine: la realtà al proprio posto. “Non toccare”, significa in questa mostra non poter distinguere il reale dal fittizio, l’arte dagli oggetti d’uso comune, dagli animali e dagli scarti: la vita dalla propria imitazione. Il monito lascia intatto il senso di smarrimento che si legge negli sguardi dei visitatori. Estremo sadismo del “guardare ma non toccare”, ma anche estrema gloria
Il loro mondo è affascinante anche per questo. Avremmo potuto parlare della poetica, del simbolismo o della novità che rappresentano nel panorama italiano. Per questo rimandiamo al puntuale articolo di Duccio Dogheria linkato in calce. Qui ci interessava sondare alcune suggestioni estetiche, speculare un poco su un tema che nei tre giorni di settembre ha raccolto nel triangolo emiliano decine di migliaia di persone interessate ai “sensi”. Un tema che Bertozzi&Casoni sanno attraversare con l’energia di una grande materia: una terra che scotta. E dall’alba dei tempi.
articoli correlati
Bertozzi e Casoni allo Studio Raffaelli di Trento
nicola davide angerame
mostra visitata il 10 ottobre 2005
Con la Sentenza Ozmo, il tribunale riconosce definitivamente la Street Art come valore culturale: una decisione destinata a fare scuola…
A Prato, Farsettiarte mette in vendita una ricca selezione di opere che raccontano l'arte del Novecento. Da Morandi a Warhol,…
Aule e corridoi della scuola media Calvi ospitano installazioni, workshop e performance, per un progetto promosso da una rete di…
EXPOSED Torino Photo Festival entra nella fase finale, con mostre, incontri, passeggiate e con l'assegnazione del Dummy Award dedicato ai…
Echoes of Practice: il talk di Fondazione OELLE e Artissima al Palazzo della Cultura di Catania farà il punto sul…
La terza edizione di Napoli Gallery Weekend riunisce gallerie, fondazioni, musei e istituzioni dell’arte contemporanea, in un programma diffuso in…