Un’arte senza tempo quella, spesso a quattro mani, dei due fratelli Cristiano (Roma, 1968) e Patrizio Alviti (Roma, 1971), se non fosse per l’impegno etico che lega la pittura al contingente e ne connota ogni progetto: non ultimo, il gemellaggio con un orfanatrofio nel Ghana, del quale hanno fermato volti ed emozioni su grandi lenzuoli riciclati.
Per Cristiano “la pittura è pensiero. Ma il pensiero deve essere utile ed il pensiero utile è il pensiero etico, sociale…” E, coerentemente con finalità velatamente ecologiste, anche i supporti dei lavori presentati nella galleria barlettana – un esaustivo saggio della più recente produzione- sono realizzati con tele non acquistate, con sacchi, materiali di recupero, scarti, perchè “ogni mostra parla di noi stessi e del rispetto che nasce proprio nel paragonarsi alle piante: l’opinione che si ha di sé assimilata al concetto di Natura; per questo i nostri tronchi sono in scala 1:1…”.
Ci sono anche folti boschi, intrichi di rami e foglie, corolle e calici di efflorescenze di ogni specie, un universo mai monotono perché raffigurato con colori e segni rubati alle più grandi “scuole” di paesaggio.
Sono “citazioni d’atmosfere”, diluite con l’acqua, come la memoria fa con il ricordo: ed è il ricordo che guida la mano sicura nei delicati acquerelli, stagliando architetture verdi su più piani tonali, come fotografie di ricordi sbiaditi alternate ad elementi concreti.
Una natura che “respira”, descritta in cicli tematici riuniti in cataloghi, anch’essi composti come veri lavori concettuali (un’opera nell’opera) accompagnati da scritti inediti e poesie. Da Arborea a I ponti di Roma, da Forme in superficie fino alla dimensione privata delle serie di fogli in cotone con calle e margherite, dove la natura si scioglie in un ritmo lento. Perché “come il colore si diluisce nell’acqua, così le subitanee emozioni e gli istinti vengono diluiti dal ritmo della quotidianità, scandita essa stessa dal ritmo della società. Una società che, per assurdo, diventa l’oblio della creatività…” E se queste parole sono di Cristiano, non importa se il gesto magari è di Patrizio: perché la loro creatività si intreccia. Come i rami di uno stesso albero.
ilaria oliva
mostra visitata il 7 gennaio 2005
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