Giunto alla sua quarta edizione, Todi Arte Festival guarda ad ogni forma d’arte: musica, danza, teatro e, naturalmente, anche alle arti visive. L’arte contemporanea, secondo Giacomo Zaza -curatore delle mostre- si distingue “dagli orizzonti dell’utopia e delle ideologie laiche e religiose e intende esprimere forme e contesti veicolabili attraverso continui atti vitali, con un’appropriazione inedita e incognita del tempo e dello spazio”. Questo è il concetto alla base dell’esposizione nel Monastero delle Lucrezie. In un luogo non facilissimo da raggiungere, la mostra si articola nelle due tappe espositive di Trilogie e Perspective ‘05.
Seppur una mostra contenuta e intima, per le opere e gli artisti coinvolti, ben vale una piacevole passeggiata nell’incantevole cittadina umbra. Nei tre ambienti si snoda quindi un itinerario, sufficientemente organico, a partire dai i lavori di Ettore Spalletti, Grazia Toderi e Gilberto Zorio, che si sono dovuti confrontare con lo spazio riccamente affrescato -quasi soffocante- della cappella del Monastero. La piccola scultura di Spalletti (Cappelle su Tavo, Pescara, 1940), che forse si perde un po’ nella grande parete, mantiene intatta tutta la sua bellezza e poesia nelle forme pure e delicate.
La visione raddoppiata e mai in linea, rende facilmente riconoscibile l’opera della Toderi (Padova, 1963, vive tra Milano e Torino), come altrettanto individuabile è il lavoro di Zorio (Adorno Micca, Biella, 1944) con la sua inconfondibile stella, stavolta tracciata su carta e allestita sul pavimento, che trasmette con forza l’inquietudine della natura.
Perspective ‘05, la seconda tappa, ospita invece gli interventi di cinque artisti che utilizzano media diversi e offre così una valida panoramica sulle diverse direzioni della ricerca artistica. Imbarazzo visivo di Silvia Iorio (Roma, 1977), è un tavolo con una forte perfezione formale, dove diciotto “ologrammi” mostrano, attraverso il paradosso matematico, una serie di oggetti profondamente legati alla sfera personale dell’artista. E, sempre basato sugli effetti ottici, su ciò che appare, è il lavoro fotografico di Giuseppe Pietroniro (Toronto, 1967, vive a Roma). Mentre l’installazione di Enrico Iuliano (Torino, 1968) Affittasi denuncia l’incomunicabilità, specialmente quella della coppia, spesso causata da trasparenti barriere. Una regolare spedizione è quella effettuata da H. H. Lim (Malaysa, 1954, vive a Roma) con Destinazione verso l’arca. Opera composta da tre sedie -sulle cui sedute ci sono le note incisioni dell’artista con la scritta “parole”- ed una cassa, appositamente realizzata da Spedart, che “contiene” tutti gli animali dell’arca, spediti per conservarne l’idea ed il ricordo.
Sempre il ricordo, quello dell’infanzia, legato anche allo stupore fanciullesco, è la chiave di lettura di Giro-giro-tondo, di Marina Paris(Sassoferrato, 1965, vive a Roma): una stanza completamente occupata da grandi origami, in moquette arancione a terra e in ombre mobili sulle pareti, che evocano nostalgicamente quel mondo dei primi anni che ognuno conserva in qualche cassettino dei propri ricordi.
daniela trincia
mostra visitata il 22 luglio 2005
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