Se è vero che “La forma geometrica è una forma mentale” (Manifesto La poetica della percezione, 1964), altresì la sua rappresentazione non può evitare di sottoporsi al filtro della percezione. La sperimentazione di Davide Nido (Milano, 1966) ne è la prova: la ricerca di nuovi materiali risulta tanto funzionale alla rappresentazione, quanto al raggiungimento di un’armonia percettiva. Nell’interesse verso i materiali, la loro composizione e il loro utilizzo, i rapporti creati dai loro accostamenti, è innegabile “l’ombra” del maestro Aldo Mondino. Il lavoro dell’allievo però, si è concentrato nel tempo su quell’unico composto, la colla al silicone, capace di veicolare i suoi intenti realizzativi.
La forma circolare, nella sua veste sovrapposta e concentrica, caratterizza, al variare degli equilibri cromatici, gran parte della sua ricerca. La mostra in questione (eccezione che conferma la regola?), sembra in un certo senso contraddire la precedente analisi. Le particelle generative delle sue opere perdono il loro connotato di “piccole applicazioni”, entrando a far parte di un universo composto di plastici moti ondosi.
Ciascuna delle sette componenti dell’installazione parietale ha un’identità propria, pur non caratterizzandosi come un sistema chiuso. Più che un quadro, l’opera di Nido sembra un modulo architettonico riproducibile in forma seriale, che acquista un plus valore giacché manufatto, corrispondente per questo alla formula “sempre uguale, sempre diverso”.
Questa è la forza innovativa del progetto espositivo partorito dal coacervo celebrale di un curatore, un artista e un gallerista. Negli elementi dell’opera-cosmo, le cellule compositive formano curve prospettiche su uno sfondo bidimensionale e monocromatico, confondendo la nostra percezione complessiva rispetto ai termini di vicino e lontano, concavo e convesso, pieno e vuoto. La leggerezza fluttuante che appare nella realizzazione è indissolubilmente legata ad una rigorosa fase progettuale, “anche se il procedimento non è irrilevante al concetto ideale che precede l’esecuzione” (dal testo in catalogo di Fabiola Naldi).
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