Una nuova narrazione per l’arte post-franchista, al Reina Sofía di Madrid

di - 20 Febbraio 2026

Il nuovo allestimento della collezione al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, al quarto piano dell’Edificio Sabatini, ripercorre mezzo secolo di arte contemporanea, dal 1975 a oggi, attraverso anche opere inedite e recenti acquisizioni, con un’attenzione particolare ai cambiamenti sociali e culturali. Il progetto espositivo propone una revisione di mezzo secolo di pratiche artistiche, prendendo come punto di svolta la “Transizione spagnola”, un periodo che segnò la fine della dittatura franchista e inaugurò un nuovo processo di trasformazione politica, culturale e simbolica con un impatto diretto sulla produzione culturale.

La scelta di questo schema cronologico induce a riflettere su come l’arte abbia accompagnato i cambiamenti sociali successivi al 1975. L’esposizione suggerisce che l’euforia creativa seguita al crollo del regime fu costretta a coesistere con nuove tensioni collettive: lotte femministe, l’emergere dell’attivismo contro l’AIDS, la crescente consapevolezza ecologica, i dibattiti derivanti dalla decolonizzazione e un clima politico internazionale segnato da conflitti e terrorismo globale. Attraverso 403 opere di 224 artisti, il museo costruisce una narrazione in cui i linguaggi artistici appaiono strettamente legati a questi eventi storici.

Opere inedite e una maggiore presenza di artiste donne

Uno degli aspetti più sorprendenti del nuovo allestimento è l’elevata percentuale di opere inedite: circa due terzi delle opere non sono mai state esposte nella collezione permanente. Questa iniziativa introduce artisti e opere meno noti, aggiornando al contempo la narrazione istituzionale attraverso recenti acquisizioni, molte delle quali incentrate su artiste contemporanee.

Tra le nuove aggiunte e le reinterpretazioni, spiccano opere legate alle pratiche femministe e alle politiche identitarie. La presenza di figure come Judy Chicago (Chicago, 1939), Barbara Hammer (Los Angeles, 1939) e David Wojnarowicz (Red Bank, 1954) consente di affrontare questioni di genere, sessualità e attivismo culturale da diverse prospettive. Queste aggiunte dialogano con artisti spagnoli il cui lavoro è legato ai recenti dibattiti sociali, consolidando una linea di ricerca che mira ad ampliare la rappresentazione di voci tradizionalmente meno visibili.

Il museo ha inoltre sottolineato il suo impegno nel rafforzare la presenza di artiste donne nella collezione. Durante la presentazione, il Ministro della Cultura, Ernest Urtasun, ha sottolineato l’apertura del museo a nuove prospettive e l’integrazione di diverse sensibilità. Le recenti acquisizioni dimostrano progressi in questa direzione, sebbene la proporzione complessiva rifletta ancora un settore in fase di riadattamento.

David Wojnarowicz, Serie Arthur Rimbaud a New York, 1978-1979 / Copia postuma, 2004. Museo Reina Sofía. Fotografia: Roberto Ruiz. © David Wojnarowicz Estate, per gentile concessione della PPOW Gallery, New York e The Estate of David Wojnarowicz

Una nuova proposta museale

Da una prospettiva museografica, il nuovo allestimento introduce un netto cambiamento rispetto al periodo diretto da Manuel Borja-Villel (2008-2023), il cui progetto poneva la contestualizzazione storica e politica al centro del discorso attraverso archivi, documenti e strumenti critici che favorivano letture complesse dell’arte recente e dei suoi contesti culturali. Al contrario, l’approccio adottato da Manuel Segade dà maggiore risalto alla materialità e alla presenza spaziale delle opere, con sculture, installazioni e fotografie che creano un’esperienza forse più diretta – e meno stratificata concettualmente? – per il pubblico. Questo cambiamento museografico si confronta con l’idea della collezione come una narrazione aperta e rivedibile in cui, come spiegato da Segade, l’esperienza estetica e la costruzione interpretativa mantengono un equilibrio dinamico suscettibile di future riformulazioni.

La mostra è quindi organizzata in tre percorsi tematici. Il primo, Storia degli affetti nell’arte contemporanea, esplora come gli affetti agiscano come forze creative che trascendono la sfera privata e plasmano i legami politici e sociali. Il secondo itinerario, I poteri della finzione: scultura, nuovi materialismi ed estetica relazionale, mira a offrire al pubblico un’esperienza immersiva, sfumando il confine tra realtà e rappresentazione. Il terzo itinerario, L’istituzione, il mercato e l’arte che li supera entrambi, va dalla prima Videoarte alla nuova figurazione e fotografia degli anni Ottanta, integrando pratiche contemporanee che affrontano politica, genere e identità afro da prospettive critiche.

Beatriz González, A posteriori, 2022. Deposito permanente della Fondazione Museo Reina Sofía, 2025. Fotografia: Roberto Ruiz. © Beatriz Gonzalez, 2016
Veduta della Sala 8, ¿Qué le hace el sida al arte?, Courtesy Museo Reina Sofía. Fotografia: Roberto Ruiz
Veduta della Sala 19, Crítica de la representación. Courtesy Museo Reina Sofía. Fotografia: Roberto Ruiz

Prospettive storiche e riflessioni contemporanee

L’allestimento conserva la presenza di figure storiche la cui opera permea le narrazioni contemporanee. Opere di Pablo Picasso, Joan Miró e Salvador Dalí dialogano con produzioni successive, evidenziando continuità formali e concettuali. Nel contesto spagnolo della Transizione, l’opera di Juan Genovés acquisisce particolare rilevanza, poiché i suoi dipinti, legati alla memoria politica, conservano una notevole potenza interpretativa.

La mostra include anche sculture e installazioni di artisti come Cristina Iglesias, Esther Ferrer e Richard Serra, la cui attenzione all’esperienza corporea si intreccia con le considerazioni spaziali dell’installazione. La narrazione include anche figure legate alla Movida Madrileña e alla fotografia spagnola di fine XX secolo, come Ouka Leele e Alberto García-Alix, la cui opera contribuisce a contestualizzare l’effervescenza culturale successiva alla Transizione. Nell’ambito della riflessione teorica sull’immagine, l’opera di Joan Fontcuberta introduce una prospettiva critica sulla veridicità fotografica e sulla costruzione di narrazioni visive.

Nel complesso, la nuova presentazione della collezione dimostra uno sforzo per rinnovare la percezione dell’arte contemporanea spagnola. Opere inedite, voci di giovani artisti e recenti acquisizioni ampliano la diversità della narrazione e rafforzano la visibilità di approcci precedentemente poco rappresentati.

L’articolazione tematica dei percorsi, che ricorda un metodo messo in pratica anche dal MACBA di Barcellona, consente al pubblico di esplorare la collezione da prospettive concettuali e sensoriali indubbiamente accessibili. Tuttavia, la natura mutevole della narrazione solleva interrogativi sulla sua capacità di durare nel tempo e di offrire letture profonde e contestualizzate, nonché analisi critiche in grado di collegare le opere ai loro contesti storici e sociali. La mostra crea così un terreno fertile per la sperimentazione museografica, in cui l’apertura interpretativa coesiste con la tensione tra immediatezza, accessibilità e riflessione critica.

Veduta della Sala 3, Tentativas y límites de un régimen institucional para el arte en democracia, in primo piano: Richard Serra, Modello per un progetto nella Plaza de Callao a Madrid, 1981. Collezione Privata. Courtesy Museo Reina Sofía. Fotografia: Roberto Ruiz. © Richard Serra, VEGAP, Madrid, 2026

[L’articolo è stato pubblicato originariamente su exibart.es]

Articoli recenti

  • Mostre

Tra i padiglioni più belli della Biennale 2026 c’è quello della Santa Sede

Il Padiglione della Santa Sede trasforma il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi in una partitura in tempo reale. Con "L’Orecchio…

3 Giugno 2026 23:30
  • Mercato

Per la Next Gen del collezionismo, comprare opere non basta più

Lo dice il nuovo report di Larry’s List: la nuova generazione sposta il baricentro dall’acquisto alla costruzione di ecosistemi culturali.…

3 Giugno 2026 23:15
  • exibart.prize

exibart prize incontra Vincenzo Frattini

Ho costantemente l’esigenza di creare delle forme esterne che risuonino con la mia dimensione spirituale interiore

3 Giugno 2026 18:03
  • Design

Alessandro Mendini a Villa Giulia: le cose, le stanze, il progetto

A Verbania, fino al 27 settembre 2026, Villa Giulia accoglie una retrospettiva dedicata al designer Alessandro Mendini, tra oggetti iconici,…

3 Giugno 2026 18:00
  • Mostre

Quando i traumi diventano opere d’arte: la grande retrospettiva di Tracey Emin alla Tate Modern

Fino al 31 agosto, continua a Londra la più grande mostra mai realizzata su Tracey Emin. Tra aborto, malattia, violenza…

3 Giugno 2026 17:50
  • Architettura

A Londra apre il Serpentine Pavilion 2026: ecco il progetto di LANZA atelier

In apertura a Londra il Serpentine Pavilion 2026 progettato da LANZA atelier: una struttura sinuosa in mattoni per il 25mo…

3 Giugno 2026 16:10