A stupire sono gli accostamenti: emergono candidamente alla luce degli spot in forma di incontri e contrasti. Le calde cromie delle pareti e del soffitto della galleria ospitano opere intese e nitide, giocate in un percorso di bianco e vermiglio, in cui risaltano superfici lucide e taglienti.
La via di Antigone di Silvia Levenson è una bianca stradina di sale che introduce un cammino teso e sentito, da affrontare con infradito di vetro e filo spinato. Fermezza, consapevolezza, sofferenza, nessuna ingenuità. Insieme ad una sottile inclinazione al sacrificio. Simona Palmieri (già performer dei Motus) offre invece uno sguardo attento al corpo, sull’orlo del feticismo, con Metal Skin Series, parallelepipedi in ferro ossidato, su cui giace, a frammenti, un corpo di donna.
Il candore delle pose stride a contatto con il rosso cupo, nelle fotografie di Natalia Saurin. È un’ironica e passionale serie di Lezioni di cucina, in cui emerge ancor più il gioco dei contrasti, il corpo inteso come veicolo d’amore, di sofferenza, di sangue e passione, di violenza. Kriss, elegantissimo pugnale di vetro, e la miriade di spilli di Cuscino di spine reinterpretano il ruolo di oggetti, caricati di nuovi significati femminili, aggressivi, trasformabili in simboli di rivalsa e riscatto.
Il percorso della collettiva insiste sul confronto, anche nei materiali: dal plexiglass al vetro fuso (elemento principe della ricerca della Levenson), dal ferro all’acciaio inox, fino alla tela e al ricamo.
Quest’ultimo, tecnica prediletta da Florencia Martinez, si accosta fortemente alla corporeità, i tessuti che vestono il corpo e lo ricevono, accolgono immagini di Antigone in arazzi e tele preziose. L’alternanza tra nuovo ed antico, nelle materie e nelle tecniche, restituisce alle opere un duplice ruolo di opere d’arte e oggetti di design.
silvia scaravaggi
mostra visitata il 5 maggio 2006
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