Categorie: altrecittà

Fino al 5.II.2017 | Flavio de Marco, Autobiografia | Castello Carlo V, Lecce

di - 30 Gennaio 2017
Sono paesaggi e vedute ma si sviluppano come un’autonarrazione. Flavio de Marco per questa prima mostra pugliese è intervenuto su una serie di lavori, che vanno dagli esordi fino al 2015, in un processo riflessivo su se stesso e sulla pittura di paesaggio, connettendo tra di loro antologia e archivio, tracciando l’itinerario di un viaggio che consente di “visitare” soprattutto processi mentali e visivi. Il percorso va dalle opere meccaniche dei primi anni Novanta, agli schermi dei computer e i luoghi sono soprattutto giacimenti mentali in cui si apre sempre un vuoto, una zona franca, che sospende la referenzialità dello spazio naturale.
E poi c’è la storia dell’arte, dal Rinascimento al presente, dalle opere dei maestri a quelle minori, un filtro con cui ha generato il mondo di Stella, l’isola immaginaria raccontata e illustrata nel volume del 2013 (Danilo Montanari editore). Un luogo artificiale nella forma e negli scenari, di cui ha costruito gli aspetti geografici, antropologici, culturali, attraverso tele, disegni, racconti, dati e descrizioni. Insieme portolano e libro di viaggio, Stella è il mondo, almeno quello che crediamo scorrere incessantemente davanti ai nostri occhi e in questo mondo la visione della natura ha che fare sempre con l’artificio, con la distanza dal reale, anche quando sembra verosimile o turisticamente fruibile.

L’itinerario tracciato per questa mostra, curata da Lorenzo Madaro e Brizia Minerva, è un viaggio che procede per “stazioni” senza ordine cronologico, perché de Marco ha voluto raccontarsi, e questo è comprensibile per un “ritorno a casa”, ma ha voluto anche fare il punto sulle possibilità future. E nel processo di trasformazione delle opere, dice ciò che era e ciò che può diventare, dà calore alle tele degli schermi dei computer con l’innesto di una marina alla Courbet, accosta l’omaggio a Seurat di Une dimanche à la grande jatte a Parco Sempione a Milano, dichiara la sua passione per la scuola napoletana del salentino Giuseppe Casciaro (Ortelle 1861- Napoli 1941), modifica le inquadrature e gli orientamenti dei suoi vecchi lavori. Ricorre frequentemente al frammento – immagini strappate, innesti e sovrapposizioni – e crea, di fatto, un archivio, che funziona concettualmente come quello digitale, ma che si rende concreto solo nella pittura e nei suoi meccanismi fatti anche di dimensioni, supporti e formati. E si scopre così che il paesaggio, prima ancora di essere un ambiente naturale, è una finestra sul mondo, quello dell’astrazione albertiana, ma anche quello più sentimentale legato a un orizzonte stabilmente radicato in chi è nato e vissuto in una terra di confine.
Marinilde Giannandrea
mostra visitata il 23 dicembre 2016
dal 17 dicembre 2016 al 5 febbraio 2017
Flavio De Marco
Autobiografia
Castello Carlo V, viale XXV luglio, Lecce
Orari: tutti i giorni dalle 9.00 alle 20.30, il sabato e la domenica dalle 9.30
www.castellocarlov.it

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