Categorie: altrecittà

fino al 7.I.2012 | Lara Almarcegui | Roma, Fondazione Pastificio Cerere

di - 14 Dicembre 2011
Affrontare il traffico, attraversare la città, lasciarsi assorbire dalle sue luci e dai suoi rumori è il modo migliore per prepararsi alla mostra di Lara Almarcegui (Zaragoza, 1972, vive a Rotterdam) presso la Fondazione Pastificio Cerere di Roma. Dal 10 novembre 2011 l’artista spagnola presenta due opere nello spazio espositivo di San Lorenzo in cui protagonista è proprio il rapporto tra la città, intesa come frutto di un massiccio e stratificato processo di urbanizzazione, e la materialità originaria degli elementi che la compongono. Due opere molto diverse, che tuttavia intessono – a partire da uno sguardo sulla periferia ancora relativamente incontaminata-  un’interessante e riuscita, seppur non originalissima, riflessione sugli ambienti che quotidianamente e distrattamente abitiamo.

Guida alle aree abbandonate del fiume Tevere 12 spazi deserti che attendono le Olimpiadi del 2020 di Roma” raccoglie alcuni luoghi nascosti non ancora modificati dall’azione di urbanizzazione, raccontati attraverso degli scatti fotografici proiettati su una parete bianca. Si tratta di dodici zone a nord del Tevere abbandonate, in cui è possibile ancora rintracciare il disordine e l’autonomia della natura, dodici zone candidate ad una radicale trasformazione nel caso in cui Roma venisse scelta come città delle Olimpiadi del 2020. Ad esplicare il progetto di Lara Almercegui, già realizzato in altri contesti metropolitani, una vera e propria piccola guida per il visitatore che può anche così decidere di ripercorrere e scoprire da sé le aree descritte dall’artista.

Uno di questi scatti, inoltre, è il quarto momento del progetto “Postcard from”, iniziativa della Fondazione, che prevede la selezione di un immagine, la sua installazione nel cortile del Pastificio Cerere e la sua affissione in diverse zone della città, grazie alla cooperazione di A.P.A., società che gestisce alcuni impianti di cartellonistica pubblicitaria della capitale.

Come in una sorta di riflesso distorto, a far da specchio all’indisciplinato paesaggio naturale troviamo cumuli di macerie che occupano quasi per intero la principale sala espositiva del Pastificio. “Calcinacci di costruzione dello spazio espositivo, Pastificio” (2011) è la seconda opera in cui lo spettatore è questa volta interamente e corporalmente coinvolto. L’artista ha calcolato matematicamente la quantità di materiali necessari per la costruzione dello stesso spazio espositivo e li ha presentati così nel loro informe stato grezzo. Una montagna di macerie accoglie lo spettatore a cui altro non resta da fare che trattenersi sulla soglia ad osservare.

Un lavoro dal forte impatto che riporta alla mente le immagini di macerie a cui le cronache di violenti episodi naturali ci hanno abituato e che come in un percorso a ritroso sollecita una riflessione sull’originario senso del costruire, sul pericoloso confine che esso instaura con il distruggere e sulla necessità di un’esperienza vera dell’abitare. Laddove abitare significa preservare la verità della cose, conservarne l’originario senso e potenza e investire continuamente noi stessi di tale compito, fosse anche solo nell’esercizio creativo della memoria. 

angela maiello

mostra visitata il 12 dicembre 2011

Dal 10 novembre 2011 al 7 gennaio 2012

Lara Almarcegui

a cura di Vincenzo de Bellis

Post Card from… Lara Almarcegui

Progetto di Marcello Smarrelli, a cura di Vincenzo de Bellis

Fondazione Pastificio Cerere

Via degli Ausoni 7, Roma

Orario: dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 19

Ingresso libero

[exibart]

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