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fino al 9.I.2012 | Yayoi Kusama | Parigi, Centre Pompidou

di - 5 Dicembre 2011
“La mia vita è un punto che si perde tra migliaia d’altri punti”, scrive Yayoi Kusama (Matsumoto, 1929 – vive a Tokyo), artista “ossessiva” che ha attraversato le grandi correnti artistiche pur rimanendone fuori, coltiva da sempre un radicalismo estremo che affascina anche le nuove generazioni di artisti come Takashi Murakami e Yoshitomo Nara. Prima retrospettiva parigina, dopo un passaggio al Museo Nazionale Reina Sofia di Madrid, questa sarà alla Tate Modern di Londra e al Whitney Museum of American Art di New York, presentando ogni volta aspetti diversi dell’eclettica artista. Il Centro Pompidou, che presenta due sezioni che comprendono il periodo newyorchese dal 1958 al 1973, e il periodo giapponese dal 1973 al 2011, si è concentrato sul lavoro scultoreo e l’uso del colore dal monocromo al policromo. Una sezione è dedicata ai video di performance realizzate nelle strade di New York come Walking Piece (1966) e la serie Anatomic explosions, ma anche happening come 14th Street (1966), Peep Show e Phalli’s Field. Queste performance non hanno solo una valenza storico-artistica ma acquistano un valore socio-politico, come quelli realizzati tra il 1967 e il 1969 per le strade di Manhattan, che si producevano in luoghi deputati come davanti la Borsa, le Nazioni Unite, il Central Park o il Museum of Modern Art.

Il percorso propone la serie Infinity Nets, opere monocrome bianche, nere, rosse e gialle create negli anni ’60, ma anche una serie di dipinti di grande formato in cui si riconferma l’idea di ripetizione e di infinito come Yellow Trees del 1994. Nodale è la serie Accumulations, sculture create con oggetti di recupero rivestiti di stoffa dipinta e da forme falliche come per la poltrona di Accumulation n°1 (1962), con la stessa tecnica si può vedere My flower Bed (1962) ma anche The moment of Regeneration (2004), presenti altre sculture dette soft perché create con tessuti ripieni di forma organica, queste sono sparse sul suolo in maniera del tutto informale. A partire dal periodo newyorchese l’artista sperimenta l’ambiente generando spazi ristretti in cui sviluppa l’idea d’infinito attraverso l’uso dello specchio e di pois, creando sale per meditare, come in Dots Obsession, Infinity Mirror Room 1998. Nasce spontaneo il riferimento a Narcissus Garden, insieme di sfere sparse al suolo che riflettono l’ambiente circostante, questa installazione è stata presentata nel 1966 alla Biennale di Venezia, in cui fra l’altro l’artista stessa vendeva ogni sfera a 1200 lire. Il percorso si chiude con una serie di tele senza precedenti dai motivi ricorrenti come occhi e pallini, che si rivelano come parte di un microcosmo in cui sembra agire un leggero movimento, una sorta di effetto ottico provocato dal contrasto dei colori luminosi dell’acrilico.

Tele quasi tutte di formato quadrato, dai 194 x 194 cm ai 162 x 162 cm, che Kusama dipinge quotidianamente su una tela posta in orizzontale, rievocando la tradizione della pittura orientale e calligrafica, qui il corpo, come in una performance, è chiamato a prendere parte all’opera. Giocando su due assi, quello verticale del corpo e del pennello e quello orizzontale della tela, Kusama spinge l’atto pittorico fino al simbolismo in cui la tela, come la terra, s’impregna di colore, la materia pittorica esce dai limiti imposti dalla struttura per entrare nello spazio invisibile degli atomi. Dots, pois o mizutama “pallini che ho visto all’età di dieci anni e che continuo ancora a vedere” dichiara Kusama. che traduce quindi nelle sue opere, allucinazioni visive che acutizza nel tocco pitturale, nella texture, negli effetti calligrafici e tattili.

livia de leoni
mostra visitata il 19 novembre

Fino al 9.I.2012
Yayoi Kusama
Centre Pompidou – Parigi
Place Georges Pompidou
75004
01 44 78 12 33
tutti i giorni
dalle 11,00 alle 21,00
tranne il martedì
tariffe: 12, 10 €
www.centrepompidou.fr

catalogo disponibile
Yayoi Kusama
curato da Chantal Béret
Edizioni Centre Pompidou
144 pagine
29.90 euro

[exibart]

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