Un uomo che non ha mai amato definirsi artista e che non ha mai voluto racchiudere in una gabbia la parola “arte”, lasciando che per essa fossero i gesti e le opere a parlare: questo è Lucio Pozzi. Artista a 360°, Pozzi non si è mai incanalato in un unico settore, muovendosi a più riprese fra quadri astratti, opere concettuali, performance, foto e video, a testimonianza del suo concepire l’arte come mezzo per esprimere l’incertezza, ninfa dell’arte che a differenza della certezza, rende davvero libero l’uomo.
Dopo il suo esordio a Roma nel 1961 alla Galleria Trastevere Lucio Pozzi ritorna dopo più di quarant’anni e sceglie lo Studio Stefania Miscetti per presentare la sua personale ricca di lavori recenti e opere appositamente eseguite per l’occasione.
Lo spazio è ben distribuito, lascia che lo spettatore sia letteralmente sommerso dai lavori sulle pareti, lo accoglie e lo avvolge con un allestimento delicato e familiare.
Da una parte piccole tavole di compensato rosso traforate (40 Pianeti Rossi) invitano il pubblico ad avvicinarsi e a comprendere meglio il lavoro, dall’altra fogli di carta (Crowd Group) nascondono immagini fra il figurativo e l’astratto.
I 40 Pianeti Rossi sono una metafora del mercato, in cui i processi economici costituiscono spesso l’opera stessa, in un gioco secondo il quale le tavole, disposte dall’alto al basso, assumono valori economici differenti a seconda del lavoro sul supporto. Questo progetto parte dal voler sottolineare sempre con maggior forza i meccanismi del mercato, che mettono al primo posto la riconoscibilità dell’artista e della sua produzione.
Con i lavori su carta invece l’artista vuole rappresentare, con la stessa intensità delle “sculture a parete”, figure informi, immagini biomorfe, dinamiche che prendono vita dai colori basici quali il bianco e il nero, che ben si confondono con lo spazio della galleria totalmente asettico.
Presenti in mostra anche New Traces, in cui è la gestualità a predominare, insieme all’irruenza e all’indeterminazione tipica dei lavori degli anni ’70, con profili geometrici incisi con la punta di un coltello.
Al termine del percorso quasi “per sbaglio”(termine caro all”artista che spesso definisce i suoi lavori come “realizzati per caso”) si incontra The Eyes of Selene, calco realizzato in sabbia, alluminio e ottone in un groviglio di forme che sembrano somigliare al mondo vegetale più che a quello umano.
Ciò che sorprende di questo artista non più giovanissimo è l’energia creativa, l’intuizione e la caparbietà con cui affronta nuove tematiche attraverso mezzi diversi, che non stancano mai, ma che anzi incuriosiscono lo spettatore e lo fanno addentrare all’interno del suo variegato percorso artistico.
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Studio Stefania Miscetti
via delle Mantellate 14 – 00165 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 16-20
Ingresso libero
Info: tel. +39 066880588
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