Categorie: altrecittà

fino al 9.X.2005 | Chronos | Caraglio (cn), Il Filatoio

di - 23 Giugno 2005

Reduce dalla rassegna che affiancava le incisioni di Goya a una truppa di giovani artisti spagnoli, l’affascinante struttura del Filatoio in provincia di Cuneo ospita una nuova e impegnativa rassegna. Se la tematica non brilla per particolare inventiva, la scelta dei lavori è stata oculata e riserva alcune piacevoli sorprese. La stessa scelta di abbracciare un periodo così ampio, se a prima vista poteva apparire avventata, è invece risultata vincente a causa della possibilità di scegliere fra un numero pressoché infinito di lavori, in modo tale da poter elaborare un percorso meno scontato di quanto facesse presumere il titolo. L’articolazione della mostra è comunque impegnativa e richiede un buon paio d’ore per una visione completa delle sette sezioni allestite nelle diciannove stanze. Alcune delle quali, era un parere piuttosto diffuso il giorno dell’inaugurazione, sono forse troppo colme di opere che avrebbero necessitato di un maggior respiro, proprio per la loro notevole qualità. In ogni caso, pur con queste piccole riserve, la mostra vale un piacevole pomeriggio trascorso in queste vallate a tratti incontaminate.
Dall’accostamento a-cronologico, sempre più in voga almeno in Italia, e grazie agli immaginabili compromessi fra i tre curatori, è scaturito un contrappunto che spesso dà luogo a riflessioni stimolanti. Peccato periò che in catalogo si sia optato per una scelta differente, che prescinde dall’allestimento.

D’altra parte, un altro punto a favore sta proprio nel prezzo contenuto del corposo volume, che fra l’altro contiene alcuni saggi d’indubbio valore critico, specie quello firmato da Andrea Busto.
Essendo naturalmente impossibile dar conto di una collettiva tanto ricca, ci limitiamo a segnalare alcuni capolavori da non perdere, magari a causa della saturazione visiva che potrebbe cogliere dopo un certo tempo trascorso fra un memento mori e una vanitas. Proprio nella sezione intitolata “Vanitas” si segnala la rilettura post-bellica di Bertand Lavier e un grandguignolesco olio su tela di Jacopo Ligozzi, che quanto a terribilità fa sfigurare anche il macellaio Witkin. Fra gli “Strumenti”, oltre a un Paolini non entusiasmante, sono esposti manufatti che animeranno parecchi cultori, come una straordinaria Pendola cosmografica di Mouret (1843-65) dal funzionamento geniale. Ma proprio su quel manufatto tanto diffuso come l’orologio, si sono espressi un buon numero di artisti contemporanei: dalla concettualità di Joseph Kosuth, che complica il celeberrimo trio di cosa-significante-significato in Clock (One and Five) (1965), all’impazzimento delle lancette nei quadranti di Parmiggiani, dagli orologi da polso annuali di Boetti agli Swatch d’artista per i quali si sono spese “personalità” indiscusse come Kurosawa.

La parte dedicata alla “Narrazione”, ulteriormente articolata in quattro parti, vede la presenza del neo-Leone d’oro Annette Messager con una serie di pastelli su carta datati 1974 (Ma vie pratique) e una straordinaria sequenza di Nan Goldin, che purtroppo non è stata allestita correttamente, come ha avuto modo di lamentarsi la stessa artista presente eccezionalmente alla vernice. Anche volgendosi all’indietro nel tempo si notano pezzi notevoli, come un’acquaforte di Piranesi e la straordinaria perizia compositiva di Francesco Hayez in un olio conservato a Brera. Nella penultima sezione, dedicata alle “Età”, più che Rembrandt o de Chirico affascina l’auto-spietatezza di un Roman Opalka, alla cui serie di autoritratti iniziata nel 1965 è stata giustamente riservata un’intera sala.

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marco enrico giacomelli
mostra visitata il 28 maggio 2005


Chronos. Il tempo nell’arte dall’epoca barocca all’età contemporanea
A cura di Andrea Busto, Alberto Cottino, Francesco Poli
Il Filatoio, via Matteotti – 12023 Caraglio (Cuneo)
Orario: venerdì e sabato 15–19,30; domenica 10–19,30
Ingresso: intero € 5,00; ridotto € 3,00
Catalogo Edizioni Marcovaldo, € 39, marcovaldo.it


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