A partire da quegli anni dunque la rilettura delle opere classiche, della storia dell’arte e della letteratura moderna, divengono le tavole sulle quali i K.O.S, kids of survival, i ragazzini della sopravvivenza, che man mano prendono parte ai programmi e al metodo didattico messo in piedi da Tim Rollins, possono esprimere se stessi.
Distribuire un’unità creata a partire da una serie di individualità che, allo stesso tempo, restano inalterate e possono crescere libere, in una coralità che dovrebbe appartenere a qualunque modello d’insegnamento.
E la trasfigurazione del titolo arriva in alcune opere emblematiche in mostra, dove incastonati in tronchi d’albero vi sono le riproduzioni degli occhi dei membri del gruppo K.O.S.; un riferimento quasi tautologico a Pinocchio di Collodi: ogni singola entità, ogni singolo bambino o giovane è metaforicamente simile al burattino di legno che prende vita, ha bisogno di qualcuno che possa prendersi cura di lui e che riesca a farlo uscire dalla prigione di legno che rischia di incastrarci (si, gli adulti non sono esclusi) quotidianamente.
Una trasformazione che avviene attraverso l’uso della cultura, che può essere collettiva o individuale.
In mostra oltre ai Pinocchio (After Carlo Collodi) datati 1991-92, una serie di carte, di libri e spartiti musicali, sulle quali si ricreano una serie di rimandi e di citazioni che aprono visioni nella storia dell’arte contemporanea e relazionano questioni universali con gesti talvolta minimi, come nel caso di Machbeth (After Shakespeare) del 2001, dove sulle pagine del libro, seguendo la furia omicida e paranoica del protagonista, vengono fatte cadere gocce di sangue animale in numero sempre crescente fino ad arrivare al punto di non ritorno, il momento in cui la spirale di violenza si accartoccia su sé stessa autodistruggendosi.
E nella spirale del colore che cade, goccia dopo goccia in maniera molto ordinata, è possibile notare i riferimenti all’arte concettuale e alle trame di Sol LeWitt, nel sangue si può scorgere l’alchimia che interessava Joseph Beuys, negli spartiti un riferimento non troppo preciso a Jhon Cage a Giuseppe Chiari e a Fluxus.
È una mostra che insegna una circolarità dei pensieri e dei rimandi On Transfigurations, forse molto più importante per il suo processo didattico che non artistico, per la sua capacità di rivelare che l’universo e la cultura non sono conservati in camere di sicurezza ma sono liberi di circolare nella vita e si prestano alla curiosità, al caso, e fungono medesimamente alla costruzione del proprio sé.
matteo bergamini
mostra visitata il 27 Settembre 2011
dal 28 Settembre 2011 all’8 Gennaio 2012
TIM ROLLINS e K.O.S. (Kids of survival)
ON TRANSFIGURATION
GAMeC
Via San Tomaso 53
24121 Bergamo
Da martedì a domenica: 10.00-19.00
giovedì: 10.00-22.00
lunedì chiuso
Ingresso: intero: 7,00 euro
ridotto: 5,00 euro
Tel.: +39 035 270272
fax: +39 035 236962
[exibart]
Lo spazio indipendente Studio Orma prosegue la sua ricerca su pratiche site specific con Arrocco, nuova mostra che indaga la…
A Bologna, un progetto diffuso del Teatro dell’Argine trasforma piazze, istituzioni e palcoscenici in spazi di parola e responsabilità collettiva
Al Museo Le Carceri di Asiago, 100 manifesti dell'Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia raccontano l'evoluzione dell'identità…
Partecipare al concerto di Gilberto Gil all’Alcatraz di Milano ci ha ricordato che la musica è uno spazio di libertà:…
Anteprime e inaugurazioni da non perdere della Milano Art Week 2026: gli appuntamenti di oggi selezionati da Untitled Association
Exposed Torino Photo Festival offre mostre temporanee, incontri, eventi e iniziative diffuse, coinvolgendo artisti e istituzioni nazionali e internazionali fino…