Disegni? Nessuno o quasi. Ce n’è uno solo che assomiglia ad una grafica, rappresenta un uomo seduto visto dall’alto, ma si riconosce a stento che il tratto è ottenuto con sei penne diverse. Nell’allestimento di Daniela Politelli (Napoli, 1979) il disegno c’è, ma è tridimensionale. È un’interpretazione del disegno come proiezione mentale di uno scenario, ciò che avviene quando si immagina qualcosa. Un segno che si materializza non più sulla carta ma nello spazio, che trova le sue direttici in assi cartesiani tracciati con cavetti d’acciaio e si concretizza in una cima di nylon che segue il suo percorso descrivendo oggetti quotidiani. In questo caso, l’installazione principale della mostra rappresenta due sedie che si affiancano, disposte ad elle, quasi in atteggiamento conversativo, ma una è ancorata all’asse orizzontale, a sottolineare il suo legame con la terra, con la materialità, l’altra a quello verticale nell’aspirazione ad un rapporto con il cielo, con lo spirito. In questa dicotomia, sottolineata da un frame che racchiude lo spazio lasciando, però, libera la possibilità di attraversamento, si esplicita la tensione poetica dell’intervento.
Le altre sculture che compongono la mostra rappresentano esseri umani e oggetti, svuotati del loro contenuto, ma che si mantengono coesi grazie ad un sapiente lavoro di tricotage messo in atto dall’artista la quale, come una Penelope, tesse la sua tela, le sue figure, i suoi oggetti, nell’attesa della manifestazione del pensiero, nell’attesa che le cose seguano il loro percorso e si compiano.
Il lavoro manuale ha da sempre caratterizzato l’approccio all’arte di Politelli sin dai corsi all’Accademia di Belle Arti seguiti a Napoli. Diventata, poi, assistente alla realizzazione dei Wall drawings di Sol LeWitt in Italia, ha avuto modo di sperimentare sul campo la propria, intima, necessità di un approccio meticoloso e paziente al fare arte. Da anni è attiva nel sociale con i progetti didattici di Aporema, una onlus campana dedita alla diffusione dell’arte nelle scuole. Mediante queste esperienze ha avuto modo di affinare i contenuti ed il linguaggio della sua arte, sentendosi finalmente pronta per mettersi a nudo nel confronto espositivo col mondo esterno, con risultati che lasciano ben sperare.
giovanna procaccini
mostra visitata il 15 marzo 2006
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è una delle poche mostre interessanti che ho visitato da un anno a questa parte.complimenti all'artista e alla galleria.