Una tragedia ha colpito il mondo dell’arte: Ben Vautier, considerato uno dei capostipiti delle Avanguardie del Secondo Novecento e tra i fondatori del leggendario gruppo Fluxus, si è suicidato nelle prime ore di questa mattina con un’arma da fuoco. Il corpo è stato ritrovato nella sua casa di Nizza, città dove risiedeva fin dal 1949. Secondo quanto riportato da vari media francesi, martedì era morta la moglie, a seguito di un ictus. Conosciuto per le sue opere al confine tra arte visiva e linguaggio, famosi in particolare i suoi slogan composti con una scrittura rotonda, spesso impressa con inchiostro bianco su sfondo nero, Vautier ha esposto nei musei più importanti al mondo e i suoi lavori sono conservati nelle collezioni del MoMA di New York e del Reina Sofia di Madrid. Nel 2022 il museo MUAC di Città del Messico ha dedicato a Vautier un’ampia retrospettiva, curata da Ferran Barenblit.
Al Centre Pompidou di Parigi è esposta una sua opera ambientale di grande suggestione, Le magasin de Ben, un’installazione che replica il negozio di dischi che Vautier aprì a Nizza nel 1958 e diventato un punto di riferimento per l’ambiente intellettuale e artistico dell’epoca. Il negozio fu smantellato nel 1974 e ricostruito nel museo d’arte contemporanea parigino. Questo accumulo di oggetti testimonia il fascino estetico dei materiali reperiti e quel rigetto della serietà tipico dello spirito Fluxus.
Benjamin Vautier nacque il 18 luglio 1935 a Napoli, da una famiglia francese, pronipote dell’apprezzato pittore svizzero omonimo. Vautier scoprì Yves Klein e il Nouveau Réalisme negli anni ’50 ma si interessò rapidamente all’arte dadaista di Marcel Duchamp e alla musica di John Cage. Nel 1959 fondò la rivista Ben Dieu e nel 1960 espose per la sua prima mostra personale, al Laboratoire 32. Nel 1962 si unì a George Maciunas nel movimento artistico Fluxus.
Nei primi tempi, Vautier applicò il metodo dell’appropriazione degli oggetti quotidiani teorizzato da Duchamp ma fu attivo anche nella mail art. Iniziò a essere notato per i suoi dipinti basati su testi apodittici, come nel caso di KUNST IST ÜBERFLÜSSIG, l’arte è superflua, opera presentata alla Documenta 5 di Kassel, curata da Harald Szeemann nel 1972. Precedentemente, dal 1962 al 1970, aveva partecipato ai festival internazionali Fluxus, promuovendo diverse azioni in stile dada. In quegli anni, si rese protagonista di alcune performance impattanti, come quando espose se stesso nella vetrina della Gallery One di Londra per due settimane, oppure quando espose la portinaia, nella Galerie Zunini di Parigi. Negli anni ’80 invece fu promotore di una nuova tendenza pittorica, la Figuration libre, il corrispettivo francese del Neoespressionismo statunitense, della Junge Wilde in Germania e della Transvanguardia in Italia.
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