È morto a Roma, nella notte tra il 15 e il 16 aprile 2026, Emmanuele Francesco Maria Emanuele, figura centrale della filantropia, della cultura e dell’alta finanza italiana. Aveva 88 anni. Con la sua scomparsa, la Capitale perde uno dei protagonisti più riconoscibili – e per certi versi più controversi – della propria recente storia culturale, spesso evocato, non senza enfasi, come un “ottavo Re di Roma”.
Nato a Palermo nel 1937, discendente di una delle più antiche famiglie nobiliari siciliane, Emanuele aveva costruito il proprio percorso tra diritto, economia e finanza, affermandosi come avvocato cassazionista, docente universitario e manager di rilievo internazionale. Ma è soprattutto nella seconda parte della sua vita che il suo profilo si è progressivamente ridefinito in senso pubblico, trovando nella filantropia e nella cultura il terreno privilegiato della propria azione.
La sua lunga presidenza della Fondazione Roma – dal 1995 al 2018, seguita dal ruolo di presidente onorario – ha segnato in modo decisivo il panorama culturale della città. Da Palazzo Sciarra, sede della Fondazione, Emanuele ha promosso un modello di intervento fondato sulla sussidiarietà tra pubblico e privato, ispirato a quella “big society” che, negli stessi anni, trovava eco anche nel dibattito politico europeo. Un’impostazione che a Roma si è tradotta in un’intensa attività espositiva e in una più ampia strategia di investimento culturale, talvolta percepita come troppo ambiziosa o anticipatrice rispetto ai tempi della macchina amministrativa.
Il segno più tangibile di questo impegno è la trasformazione di Palazzo Sciarra e Palazzo Cipolla in poli espositivi di rilievo, ospitando mostre dedicati ad artisti come Andy Warhol, Edward Hopper e Norman Rockwell, accanto a progetti dedicati alla poesia, altra grande passione di Emanuele.
Accanto alla cultura, un altro asse fondamentale della sua attività è stato quello sociale e sanitario. Tra le iniziative più rilevanti, la creazione di un hospice per le cure palliative, pensato per garantire assistenza gratuita ai malati terminali, e il Villaggio Alzheimer alla Bufalotta, struttura all’avanguardia per l’accoglienza e la cura dei pazienti affetti da questa patologia. Parallelamente, attraverso la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, Emanuele ha esteso il proprio raggio d’azione oltre i confini nazionali, con un’attenzione particolare all’area mediterranea.
Figura complessa, dotata di una forte consapevolezza del proprio ruolo, Emanuele ha incarnato una forma di mecenatismo contemporaneo. Amava definirsi “Prof. Avv.”, sottolineando una doppia identità che teneva insieme sapere accademico e pratica professionale.
A ricordarlo, tra gli altri, il ministro della cultura Alessandro Giuli, che lo ha descritto come «Un raffinato intellettuale e un autentico umanista contemporaneo, capace di coniugare sapere e responsabilità, visione e concretezza».
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